Ieri la firma di Napolitano Il presidente Napolitano ha firmato il decreto sulle Fondazioni liriche e il mondo della musica è entrato in sciopero. Una protesta senza precedenti. Cancellato ieri il balletto Don Chisciotte all'Opera di Roma, stop domani al Maggio Fiorentino, saltano le «prime» a Torino, Genova, Milano ( L'Oro del Reno il 13). Il 17 manifestazione delle Fondazioni, al Petruzzelli di Bari i dipendenti minacciano l'occupazione. ROMA Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firma il decreto sulle Fondazioni liriche e il mondo della musica fa sciopero. Una giornata drammatica, una protesta senza precedenti: nelle assemblee si sovrappongono i comunicati dei teatri che parlano di decreto «inopportuno, ingiusto, inadeguato». Al Parlamento il Pd preannuncia battaglia. Manuel Paruccini e Guido Pistoni in «Don Chisciotte» Nel controcanto si fermeranno un po' tutti. Cancellato ieri sera il balletto Don Chisciotte all'Opera di Roma, salta domani la replica de La donna senz'ombra diretta da Zubin Mehta che giovedì sera ha aperto il Maggio fiorentino, lunedì stop al concerto di Santa Cecilia che annuncia un blocco «a oltranza; saltano le «prime» a Torino ( Il Barbiere di Siviglia il 2 maggio), Genova (concerto il 6), Bologna (l'11 Carmen), Milano ( L'Oro del Reno il 13). Il 17 manifestazione delle quattordici Fondazioni, al Petruzzelli di Bari i dipendenti minacciano l'occupazione del teatro. I 5500 dipendenti delle Fondazioni sono in fibrillazione per il presunto taglio del 50 per cento dell'integrativo (una voce variabile che sullo stipendio pesa dal 10 al 20 per cento) e per il blocco del turn over. Dal ministero dei Beni culturali ribattono che il taglio non sarà operativo ora, ma tra un anno, «se non si sarà fatto il contratto collettivo nazionale», che non si firma dal 2003. Il decreto stabilisce nuovi «criteri di ripartizione del contributo», si razionalizza «l'organizzazione e il funzionamento sulla base dei principi di efficienza, economicità, corretta gestione e imprenditorialità»; contiene i principi ispiratori e sarà convertito in legge in 60 giorni; a quel punto in un anno si daranno vita ai regolamenti che, di concerto tra ministero, sovrintendenti e sindacati, determineranno la vita delle Fondazioni: la novità è che chiunque potrà diventare «eccellente», per usare lo slogan di Bondi. Basta rigare dritto sui conti. Tutte le Fondazioni possono aspirare all'autonomia, secondo criteri precisati nei regolamenti. Va in controtendenza il presidente dell' Anfols (riunisce le Fondazioni) Marco Tutino: «Non vedo norme così traumatiche, il blocco delle assunzioni c'era già, non esaspererei la situazione con scioperi che danneggiano economicamente ancora di più i teatri». Francesco Giambrone del Maggio: «Bene che il governo abbia recepito le modifiche di Napolitano»; il sindaco di Firenze Matteo Renzi: «Il riferimento al declassamento del Maggio non c'è più ed è importante». Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino: «Non sarò io a tagliare il personale, il corpo di ballo e compagnia bella. Ho provato sulla mia pelle che se chiedo aiuto come sindaco di una città povera, gli aiuti non vengono». Il sovrintendente del Regio di Torino Walter Vergnano: «Il blocco delle assunzioni è un grave danno per il teatro e una profonda ingiustizia verso quei lavoratori che da anni hanno contribuito a garantirne la crescita». Catello De Martino è sovrintendente all'Opera di Roma: «Il decreto è un fallimento tra le parti. Bisogna fare autocritica, ma anche il sindacato deve essere collaborativo. Ci sono economie da mettere in campo. Ho proposto coproduzioni per ridurre le spese ma visto che non ho convinto gli altri teatri sono andato all'estero e abbiamo convinto Parigi, Barcellona, New York; Muti che sarà con noi da dicembre mi ha aperto anche le porte di Madrid e San Pietroburgo». Parlano dai fronti opposti il ministro Sandro Bondi e il segretario della Sic Cgil (i lavoratori dello spettacolo) Silvano Conti. Bondi: «Un grande successo, il primo passo di un confronto che si svolgerà in Parlamento e con le parti sociali e i sovrintendenti per un rilancio su criteri efficienti. Gli scioperi sono irresponsabili». Conti: «È un decreto distruttivo e non ha nulla di riformatore». L'urgenza con cui la lirica si regola per decreto deriva da tre cifre: negli ultimi cinque anni l'indebitamento delle Fondazioni è stato di 100 milioni di euro; il 70 per cento delle spese viene assorbito dal personale; dal 1998 a oggi, da quando gli enti lirici sono diventate Fondazioni (per attirare capitali privati che al 90 per cento non sono mai arrivati) molti teatri per il deficit e gli interessi bancari hanno dimezzato il proprio patrimonio. Una quarta cifra, però, è che il Pil dell'Italia per la cultura è il più basso tra i Paesi guida: 0.30 per cento.