Il cavillo che conta è ancora lì, immerso nelle 17 pagine del decreto legge che punta a riformare le fondazioni liriche. Relazione illustrativa, articolo 3: "Visti i numerosi contenziosi avviati si legge - sono vietati i rinnovi dei rapporti di lavoro che, in base a disposizione legislative o contrattuali, comporterebbero la trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. Pertanto, le assunzioni effettuate in violazione del suddetto divieto sono nulle di diritto". Parole che fanno riflettere sulle reali conseguenze del provvedimento d'urgenza promosso dal ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, con l'obiettivo ufficiale di "razionalizzare le spese" e di "implementare i livelli di qualità delle produzioni offerte". Ieri mattina è arrivato l'ok del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che dopo aver rispedito al mittente il decreto con alcune osservazioni di carattere tecnico-giuridico, si è detto soddisfatto delle modifiche apportate dal governo e ha firmato. I cambiamenti, però, non riguardano la parte sui precari. E infatti le proteste dei lavoratori del settore non si sono placate. Dopo la firma di Napolitano e l'annuncio che il decreto entrerà in vigore oggi, primo maggio e festa dei lavoratori, il mondo della lirica è andato in subbuglio. All'Accademia di Santa Cecilia di Roma i dipendenti si sono riuniti in assemblea permanente e hanno annunciato il blocco totale delle attività. I colleghi del Maggio Fiorentino hanno annunciato che la replica de "La donna senz'ombra", l'opera che giovedì ha inaugurato la stagione, non si terrà. A Bologna i sindacati hanno annunciato uno sciopero per martedì prossimo in occasione della prima della Carmen. E anche a Milano i dipendenti della Scala hanno deciso di far saltare la prima del 13 maggio. Il decreto è rivolto a tutte le fondazioni liriche italiane, ma le poche righe inserite nell'articolo 3 sembrano essere state pensate proprio per il teatro milanese, difeso legalmente dal professore di diritto del lavoro e senatore del Pd Pietro Ichino. LA SCALA. Nel fiore all'occhiello della lirica italiana lavorano attualmente circa 730 persone assunte con contratto a tempo indeterminato (il ministero ne prevede un massimo di 800), più altre 150 a cui da decenni la fondazione rinnova un contratto a tempo determinato. Tutto ciò fino al 2005, quando i giudici del tribunale di Milano hanno dato ragione all'avvocato Luigi De Andreis e alla sua assistita, una donna addetta alla lavanderia, che con questo tipo di contratto veniva costantemente assunta da anni. Alla fine la Scala è stata costretta a concederle un tempo indeterminato, e così la vittoria di uno è diventata la speranza di molti: falegnami, carpentieri, parrucchiere, truccatrici, elettricisti, calzolai e ballerine. Tutta gente che contribuisce attivamente alle produzioni del teatro, tutti con la stessa storia lavorativa alle spalle. Vent'anni di contratti "stagionali", undici mesi di durata, inizio a settembre e scadenza a fine luglio. Agosto a casa: proprio come accade alla maggior parte dei lavoratori, solo che quelli "stagionali" della Scala andavano in vacanza senza contratto. Sulla base di questi dati, nel 2005 il tribunale di Milano ha iniziato a dare ragione ai precari. Dal punto di vista giuridico il motivo è semplice: dal 1998, anno della trasformazione per legge degli enti lirici da pubblici a privati, questi ultimi hanno iniziato ad essere sottoposti alle norme del lavoro valide per i privati. E da questo momento i contratti a termine dei precari della Scala sono entrati in contrasto con la legge, sia quella in vigore fino al 2001, sia quella successiva e attualmente in vigore (D.Lgs 36801, articolo 1 commi 1 e 2). I giudici hanno escluso che quei precari potessero essere ritenuti degli stagionali, perché in realtà lavoravano 11 mesi all'anno, proprio come qualsiasi dipendente a cui spetta un contratto a tempo indeterminato. Per questi motivi una quarantina di loro hanno già vinto la causa. Quanto basta per convincere gli altri centodieci a seguire la stessa strada, tanto che poco più di un mese fa il sindacato interno al teatro aveva annunciato una maxi azione legale nei confronti della Scala. Ora però le cose potrebbero cambiare. Il decreto prevede di annullare le assunzioni derivate da queste cause, e punta a sterilizzare le parti della legge 368 del 2001, cioè proprio quelle che finora hanno permesso ai precari di vincere le cause. Oltre che dai sindacati, le proteste sono arrivate dal Pd, che però si è soffermato su altri aspetti: il pensionamento dei ballerini a 45 anni, la penalizzazione del contratto integrativo, la contrattazione nazionale, il taglio dei fondi alle fondazioni liriche che rischia di penalizzare l'arte italiana. I precari? Alla domanda del Fatto Quotidiano, l'avvocato della Scala e senatore del Pd, Pietro Ichino, ha tagliato corto: "Preferisco non dare un giudizio politico sulla questione perché sono coinvolto sul piano professionale".