Il soprintendente non si presenta all'incontro in Provincia La polemica Come una tegola, a poche ore dall'incontro convocato in Provincia dalla vicepresidente Simona Manca, è arrivata la lettera di Ruggero Martines, direttore regionale dei Beni archeologici della Puglia: «È utile rammentare che la Grotta dei Cervi è di proprietà del Demanio, pertanto affidata alle cure della Soprintendenza. Atteso che l'incontro auspicato investe il rapporto con gli Enti, si rammenta che questa Direzione è l'organismo statuale designato per legge in materia di tavoli interistituzionali, soprattutto quando questi investono beni dello Stato». Poche righe - neanche tanto velatamente polemiche - per dire che la Provincia, istituendo il tavolo sulla Grotta dei Cervi, è andata oltre le sue competenze, e per annunciare l'assenza della Soprintendenza all'incontro. Che invece ha visto la partecipazione di tutti gli altri organismi interessati: i sindaci di Otranto, Maglie, Uggiano La Chiesa, l'Apt, l'Università del Salento, tutti unanimi nell'etichettare la nota di Martines «un gesto fuori luogo», e convinti invece della necessità di andare avanti, confrontarsi, decidere il da farsi, visto che la Grotta dei Cervi di Porto Badisco, il più imponente «museo» del Neolitico in Europa, aspetta da quarant'anni un progetto di tutela e fruizione. «Andiamo avanti tutti insieme e senza altri rallentamenti - ha detto la vicepresidente e assessora alla Cultura Manca, incoraggiata dai partecipanti -. Non intendo animare una polemica inutile che non consentirebbe di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati». E con piglio deciso ha aggiunto: «Se il prossimo incontro sarà la Soprintendenza ad organizzarlo, la Provincia sarà ben lieta di partecipare, abbiamo lo stesso obiettivo: valorizzare un sito di grande valenza storica. Purché però questo tavolo venga convocato in tempi brevi. Diversamente andremo avanti coinvolgendo, se necessario, il ministero dei Beni culturali». «Un ulteriore indugio sarebbe una grossa perdita non solo per la Puglia, ma per tutto il Paese, privato di un luogo che costituisce un unicum in Italia, e che diversamente potrebbe diventare un catalizzatore turistico, economico, scientifico», ha detto il consigliere provinciale Francesco Bruni, che è stato anche sindaco di Otranto e ha provato per dieci anni a «smuovere le acque» senza risultati. «Ogni volta che abbiamo interloquito con la Soprintendenza, ci siamo trovati in una situazione di bocce ferme. Come amministratore che tiene allo sviluppo del suo territorio non posso più permetterlo», ha aggiunto il collega attuale sindaco Luciano Cariddi.