NON basta ai sindacati del Comunale che il presidente Napolitano non abbia firmato il decreto con la riforma delle fondazioni liriche. Il coordinamento delle segreterie sindacali ha infatti deciso di proseguire l'assemblea permanente in teatro, con l'occupazione della sovrintendenza anche il Primo Maggio. La scelta, però, non piace ad alcuni lavoratori della fondazione: in 48 hanno firmato una lettera inviata ai giornali in cui, pur dichiarandosi assolutamente contrari alla bozza del documento presentato dal ministro Bondi, si dissociano dal presidio. «Non condividiamo l'occupazione della sovrintendenza e gli annunciati scioperi», scrivono. Ma i sindacati vanno avanti, primi in Italia a scegliere una manifestazione così dura e forse ora anche meno sostenuti all'interno dello stesso teatro. Il fatto però che Napolitano abbia sollevato obbiezioni di incostituzionalità, non li rassicura sulla possibilità che il decreto non sarà comunque siglato. Già oggi hanno indetto un incontro con gli studenti del Conservatorio sulla situazione della lirica in Italia. Da parte loro, invece, i "dissidenti" della Fondazione propongono «in alternativa un teatro ininterrottamente aperto ai cittadini». Magari coinvolgendo gli altri palcoscenici cittadini, l'università e l'associazionismo in «un grande forum sulla valenza storico-sociale del nostro lavoro di teatranti». Né ci stanno i 48 lavoratori a scaricare la colpa solo sul sovrintendente Tutino perché, scrivono, la responsabilità della situazione economica del teatro va «equamente distribuita tra le diverse gestioni che si sono succedute, nonché agli alterni favoritismi nei confronti di alcune organizzazioni sindacali, provocando malessere e divisioni interne».