NESSUNA sala conferenze sul sottotetto del teatro Piccinni di Bari. A deciderlo è stata la direzione regionale per i Beni culturali della Puglia che, in una lettera indirizzata al Comune, ha bocciato l'elemento d'innovazione introdotto nel progetto di restauro e messa a norma dell'antico palcoscenico comunale redatto dall'ingegner Vincenzo Nuzzolese. Proprio sulle colonne di Repubblica, peraltro, l'idea di realizzare nel sottotetto del Piccinni una sala incontri aveva destato preoccupazione prima in Michele Mirabella e poi fra gli addetti ai lavori, dall'urbanista Dino Borri ad Amerigo Restucci, rettore dell'Istituto universitario di architettura di Venezia, che avevano invocato un atteggiamento conservativo nell'approccio al restauro del teatro. Nella sua lettera, infatti, la direzione per i Beni culturali ha ritenuto superflua, se non dannoso, per le sue possibili conseguenze compromissorie dell'acustica del Piccinni, nonché per i rischi di sovraccarico dei muri d'ambito, la sala sul sottotetto. E non solo. La realizzazione del nuovo spazio avrebbe comportato l'implementazione di scale che, ricavate negli ambienti dell'apparato scenico, avrebbe ridotto la manovrabilità e la capienza del palcoscenico. Da qui, nell'analisi della direzione per i Beni culturali, l'individuazione del rischio che un intervento di conservazione si potesse risolvere in qualcosa di più simile a un rifacimento. Dunque il parere vincolante espresso al Comune, nel quale s'ingiunge di eliminare dal progetto la sala nel sottotetto e le stesse scale che avrebbero dovuto consentirne l'accesso. Un obbligo al quale l'amministrazione, trattandosi di un bene sotto vincolo non potrà naturalmente sottrarsi. Assodato questo, eliminati dal progetto gli elementi oggetto di contestazione, il Comune potrà comunque attivare le procedure per l'indizione della gara per i lavori. E sarà un po' una corsa contro il tempo, visto che entro il 15 giugno dovranno essere almeno appaltati, pena la perdita dei finanziamenti regionali deliberati lo scorso 28 dicembre nel cosiddetto piano per l'area vasta. La palla passa così al Comune, dove già quest'oggi dovrebbe essere in programma una riunione per sciogliere il bandolo della matassa.