-------------------------------------------------------------------------------- Vezio De Lucia, urbanista di fama e consigliere nazionale di Italia Nostra, non abbassa la guardia, in vista della battaglia davanti al Consiglio di Stato. Lui che è stato tra i padri del Piano urbanistico territoriale regionale, lo strumento in conflitto con il nuovo teatro di Ravello, è soddisfatto: «La sentenza dimostra che si trattava di un'opera illegittima. Era contro le indicazioni del Put che è una legge». Una legge di venti anni fa, però. Adeguata ai tempi e allo spirito dell'intervento a Ravello? «Nessuno discute Niemeyer. Ma il Put prima di tutto mette l'accento sulla tutela del territorio». E il valore artistico dell'opera? «Ripeto, il problema è solo la tutela del pregiato sistema ambientale e urbanistico della costiera amalfitana. E fortunatamente la tutela non è in conflitto con l'arte moderna». Quindi? «Che l'architettura moderna si eserciti dove ci sono le condizioni». Dove? «Laddove esiste un'esigenza reale di riqualificazione. In costiera siamo in un sistema perfetto che non può essere migliorato. È come voler aggiungere qualcosa a un quadro del Rinascimento malandato. Si restauri, non si modifichi». Rispediamo il progetto al mittente? «Chiediamo al maestro brasiliano di intervenire dove c'è bisogno di nuova architettura, come l'Agro sarnese nocerino, nelle periferie di Salerno e Napoli. Luoghi maltrattati, che davvero necessitano di riqualificazione». Il caso Ravello ricorda i «no» detti ai progetti di Le Corbusier e di Wright a Venezia. «Anche in quel caso si chiedeva un intervento in un contesto perfetto. Si poteva far intervenire Le Corbusier a Mestre dove c'era e c'è da riqualificare, non sul Canal Grande». Avete mai parlato con Niemeyer? «No, ma dovrebbe sapere che è stato ingannato: gli è stato detto che si trattava di un'opera consentita. Eppoi sa che a firmare il progetto non è Niemeyer, a cui l'opera è solo intitolata, ma un architetto del Comune di Ravello? È una mistificazione di Regione e Comune».