ROMA Lo Stato può cedere il 30 dei beni di valore culturale. Il dato si ricava dal conto patrimoniale delle pubbliche amministrazioni, che è stato predisposto dal Tesoro, e in particolare dal capitolo contenente le «prime riflessioni per la costruzione di un sistema di strategie asset management». Il valore della voce «immobili residenziali e non residenziali» figura con un valore di 44,195 miliardi di euro nel 2003. La stima complessiva delle infrastrutture è invece pari a 285,407 miliardi. In una tabella del documento viene poi indicata la cifra di 23,736 miliardi per beni storico-artistici («heritage») non disponibili. Per i «beni mobili di valore culturale, biblioteche e archivi» considerati vendibili valgono complessivamente il valore è di 12,342 miliardi e la disponibilità del 30 è dunque relativa a 3,703 miliardi. Gli «immobìli residenziali e non» comprendono quelli delle amministrazioni centrali e degli enti pubblici per 7,154 miliardi mentre 37,042 miliardi sono relativi agli immobili civili a uso abitativo (4,637 miliardi), rurali a uso abitativo (497 milioni), usi governativi comprese le caserme e uso collettivo, non residenziali (27,093) e uso commerciale (4,815). «Immediatamente cedibili» è la classificazione attribuita agli immobili residenziali. Sono invece considerati non cedibili le risorse naturali, gli equipaggiamenti militari, le infrastrutture, le frequenze. Risultano poi totalmente cedibili gli immobili commerciali, al 70 quelli destinati a usi governativi e collettivi. Non sono cedibili gli immobili a uso militare. E' ipotizzata l'eventuale cessione poi del 30 di impianti, attrezzature e macchinari che nel complesso valgono 7,203 miliardi. Per le «immobilizzazioni immateriali» viene evidenziata la «piena cedibilità dei diritti di sfruttamento», mentre è vendibile il 10 del valore disponibile Der ricerca e sviluppo. E' stata inoltre «prudenzialmente stimata una cedibilità del 50» per opere d'ingegno, brevetti, diritti d'autore, avviamento di attività commerciali. L'intero conto patrimoniale della pubblica amministrazione, compilato dal Dipartimento dej Tesoro del ministero dell'Economia, segna un valore al 2003 di 1.771,426 miliardi, a fronte di un debito di 1.384,210 miliardi. «L'indirizzo strategico suggerito dall'utilizzo del nuovo conto -si legge nella premessa del documento - rappresenta così un cambiamento di prospettiva rispetto al passato. Esso potrà diventare uno strumento di politica economica aggiuntivo, se non sostitutivo, di quelli tradizionali fin qua utilizzati». Nel documento, stilato sull' esempio di analoghi lavori (full accrual accounting) realizzati nel Regno Unito, in Svezia, in Nuova Zelanda, in Canada e negli Usa, si legge che «il settore pubblico italiano possiede un attivo patrimoniale pari al 137 del pil, rispetto a una media degli altri paesi del 58, e un debito pari al 106,2 contro una media degli altri paesi del 45,3: l'Italia ha un patrimonio di attività fisse ingente, il 60 del totale delle pubbliche amministrazioni, in media con gli altri paesi; una quota di partecipazioni sul totale generalmente superiore alla media e una quota di crediti comparabile a quella degli altri». Il rapporto tra attivo e passivo in Italia risulta pari a 1,27, in linea con gli altri paesi citati. Ma siamo anche il paese che detiene più partecipazioni statali: 0,11 in rapporto alle attività totali, contro lo 0,06 della Nuova Zelanda, lo 0,04 del Regno Unito, lo 0,003 dell'Australia, lo 0,05 del Canada. Gli Usa non hanno partecipazioni statali. Si legge poi che «politiche di gestione efficiente di un patrimonio di tali dimensioni, così come politiche di riduzione dell'ambito dello stato nell'economia ovvero di una sua condivisione con il settore privato hanno, quindi, nel rispetto di una sana struttura patrimoniale, forti potenzialità di successo», [r.r.]
II Tesoro: cedibile il 30 dei beni culturali - Ma edifici storici ed heritage sono definiti inalienabili
Il conto patrimoniale delle pubbliche amministrazioni italiane, predisposto dal Tesoro, indica che lo Stato può cedere il 30 dei beni di valore culturale. Il valore complessivo delle infrastrutture è pari a 285,407 miliardi, mentre quello dei beni storico-artistici è di 23,736 miliardi. Per i beni mobili di valore culturale, biblioteche e archivi considerati vendibili, valgono complessivamente il valore di 12,342 miliardi. Gli immobili residenziali e non residenziali sono considerati cedibili, mentre le risorse naturali, gli equipaggiamenti militari e le infrastrutture non lo sono. L'ipotetica cessione del 30 dei beni di valore culturale potrebbe generare entrate per lo Stato.
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