niente firma, dubbi sui contratti di lavoro Bondi: leggerò con attenzione le osservazioni. Vincenzi: grazie al Quirinale andrea castanini Roma. Il presidente della Repubblica non firma il decreto legge Bondi sulle fondazioni liriche e chiede chiarimenti al ministro della Cultura Sandro Bondi. La notizia è arrivata nello stesso giorno in cui trecento lavoratori del teatro lirico di Firenze sono scesi in piazza per difendere il Maggio Fiorentino «dal declassamento» e hanno suonato Il "Va' pensiero" in piazza della Signoria, diretti dal maestro Zubin Mehta. Nelle stesse ore in cui migliaia di addetti delle fondazioni liriche annunciavano la partecipazione ai cortei del primo maggio e l'occupazione dei teatri. La nota ufficiale del Quirinale dice che il Presidente «ha segnalato al ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, osservazioni di carattere tecnico-giuridico e specifiche richieste di chiarimento sul testo». Si aggiunge che «Il Capo dello Stato ha preso atto positivamente dell'impegno manifestatogli dal ministro a incontrare sollecitamente le organizzazioni sindacali». La norma, contestata dai sindacati e dalle opposizioni, prevede una riforma complessiva delle fondazioni liriche. Ma prevede soprattutto interventi sui contratti di lavoro di categoria. Blocco delle assunzioni, limiti alla contrattazione di secondo grado, abbassamento dell'età pensionabile dei ballerini. E questo probabilmente spiega il no alla firma. I temi legati al lavoro sono la "stella polare" del settennato di Napolitano, che recentemente ha rinviato alle Camere la legge sull'arbitrato. Non solo: in più occasioni il presidente ha richiamato il governo a non ricorrere alla decretazione d'urgenza su temi in cui è necessario e possibile il dibattito in Parlamento. Per questa ragione era già accaduto in passato (sul caso Englaro) che il Capo dello Stato non emanasse un decreto legge. Evidentemente la decisione di ricorrere alla decretazione di urgenza su una materia che tocca i lavoratori di un'intera categoria, non è piaciuto a Napolitano. Il ministro Bondi si è limitato a dire che leggerà con attenzione le osservazioni. Dall'opposizione arrivano invece applausi a scena aperta al presidente. «Si azzeri la situazione e si ricominci il confronto», è l'invito di Matteo Orfini, responsabile Cultura del Pd. Esulta anche il sindaco di Genova Marta Vincenzi, che aveva accusato il governo di penalizzare la città, mandandola nella "serie B" della lirica. «Bravo Napolitano - commenta Vincenzi - ha restituito la riforma al dibattito parlamentare. Tra l'altro il presidente sarà a Genova la prossima settimana, e lo porteremo al Carlo Felice. Sono sicura che avrà una grande accoglienza».