Sì alla riforma delle fondazioni liriche sinfoniche Bocchino agita le acque nel Pdl e Bondi attacca Fini Governo battuto sull'arbitrato Stop alle correnti e vincolo di scelte a maggioranza Per gli enti lirici conti in ripresa ROMA Torna al mittente il decreto legge sulle fondazioni liriche. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha deciso di non firmare per ora il testo e di rispedirlo al ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, segnalando «osservazioni di carattere tecnico-giuridico e specifiche richieste di chiarimento». Così recita una nota diffusa in serata dal Quirinale, con la quale si prende anche atto «positivamente» dell'impegno manifestato da Bondi a «incontrare sollecitamente le organizzazioni sindacali e a prestare la massima attenzione nel corso dell'iter di conversione alle preoccupazioni emerse e alle proposte dei gruppi parlamentari». Intento che Bondi ha espresso venerdì scorso, nel momento in cui il decreto legge saliva al Quirinale. Dunque, sette giorni fa. Ma il provvedimento è ormai da due settimane che è in ballo, da quando, il 16 aprile, aveva ricevuto il via libera del consiglio dei ministri. E ora i tempi si allungano. C'è da dire che quello imposto ieri dal Colle non è uno stop, ma solo una riflessione ulteriore chiesta ai Beni culturali. Che ieri sera, quando si è avuta notizia del ripensamento del Quirinale, era ancora all'oscuro dei motivi che hanno indotto Napolitano a non firmare. Il decreto legge nasce per mettere a posto i conti in profondo rosso delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche, con tagli al costo del personale, blocco del turn-over, riorganizzazione del lavoro. Queste le misure che entreranno una volta che il Dl sarà pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» immediatamente in vigore. Sono, però, state inserite una serie di previsioni da realizzare successivamente con decreti legislativi. Tra queste, il riconoscimento di particolare interesse nazionale della fondazione della Scala e dell'accademia di Santa Cecilia a Roma. Proposito che ha sollevato, insieme a tutti gli altri interventi, aspre polemiche. Il ministro Bondi è stato, infatti, accusato di voler creare una "seria A" e una "serie B" della lirica. E in queste ultime due settimane sono già iniziate le proteste contro il decreto legge. Ieri sono scesi in piazza le maestranze e gli orchestrali del Comunale di Firenze, proprio a ridosso dell'inizio del Maggio fiorentino. La riforma sulla lirica, però, non esaurisce i contenuti del decreto legge. Certamente, è quella preponderante, ma le fanno compagnia alcune modifiche al diritto d'autore, tra cui la rinascita dell'Imaie, l'istituto mutualistico degli artisti e interpreti, ora in liquidazione per la gestione finanziaria disinvolta. Inoltre, è stata inserita una norma che riguarda la valorizzazione del patrimonio culturale e, in particolare, la gestione dei servizi aggiuntivi. Il ministero ha deciso di abrogare l'articolo 14 del decreto legge 1592007, il quale raccomandava che l'affidamento dei servizi museali avvenisse in forma integrata. Giovedí 29 Aprile 2010