CHISSENEFREGA DEL BENEFATTORE A Milano, in via Cicco Simonetta, c'è una grande casa con una lapide: "A ricordare l'atto munifico di chi non attese la spogliatrice morte per volgere al pubblico bene la ricchezza". È un tributo alla generosità di Giuseppe Levi, che nel 1904, ben prima di morire, con atto notarile donò quell'edificio al comune di Milano. Con un impegno: che l'edificio fosse usato "come ricovero dei poveri senza tetto, senza distinzione di religione". Giuseppe Levi era un ebreo veneziano che partecipò alla ribellione di Venezia agli austriaci e fu per questo costretto, dopo il 1948, a fuggire. Riparò con altri patrioti ad Alessandria d'Egitto dove fece fortuna e divenne direttore della Banca d'Egitto, ma anche giudice consolare e commendatore dell'Ordine imperiale ottomano, come ha ricostruito Michele Sacerdoti, acuto osservatore di cose e storie milanesi. Sul finire dell'800, Levi tornò in Italia e s'insediò a Milano, dove divenne un benefattore generoso e riconosciuto. Un personaggio di quella Milano davvero "riformista" che riusciva a promuovere non a parole, ma con i fatti, l'uguaglianza e la fraternità proclamate, assieme alla libertà, dalla Rivoluzione francese e poi praticate dal socialismo riformista milanese (quello vero, di cui oggi si son perdute le tracce). Il sindaco di Milano, Gian Battista Barinetti, s'impegnò a rispettare la volontà del donatore: la casa di via Cicco Simonetta diventò asilo per i poveri, "senza distinzione di religione". Levi aveva conosciuto e rispettato, nella sua vita, le tre grandi fedi monoteiste, l'ebraismo, l'islam, il cristianesimo. Nell'atto di donazione, il sindaco "esprimeva i sensi di gratitudine del comune" al filantropo e s'impegnava a "porre sulla facciata una lapide a rammentare il nome del generoso donatore e lo scopo al quale la donazione fu condizionata". La lapide c'è ancora, ma l'impegno è stato tradito. E lo "scopo al quale la donazione fu condizionata" resta inciso nella pietra, a ricordare il tradimento. L'immobile di via Cicco Simonetta, diventato in seguito una casa popolare, è stato ristrutturato, poi chiuso per anni, infine messo in vendita. Un altro sindaco, Letizia Moratti, un secolo dopo ha deciso di fare cassa. I conti non tornano, il bilancio è difficile, i debiti pesano, i derivati costano. Così quell'edificio, che oggi vale oltre 10 milioni di euro, è finito in un fondo immobiliare affidato alla banca Bnp Paribas, che sta provvedendo a vendere, a prezzi di mercato, ciò che il comune si era impegnato a tenere a disposizione dei "poveri senza tetto". Letizia Moratti sta svendendo, per fare cassa, il patrimonio comunale delle case popolari milanesi: non soltanto via Cicco Simonetta 15, ma anche via Cesariano 11, via Morigi, corso XXII Marzo 22 e 30... I poveri, se proprio vogliono una casa, vadano in periferia. Giuseppe Levi, il rivoluzionario veneziano diventato riformista e benefattore insigne, riposa ignaro nel campo israelitico del Cimitero Monumentale di Milano. Vivono ancora in città i suoi discendenti, nipoti della figlia Matilde, che sposò il pittore Vittorio Agostino Castagneto. Alla lapide di via Cicco Simonetta ne andrebbe aggiunta una nuova: per ricordare ai posteri come donna Letizia tradì l'impegno del suo lontano predecessore, il sindaco Barinetti.