ROMA Onorevole Bersani: come valutalei eurodeputato dei Ds, ma anche ex ministro dell'Industria il "censimen-to" dei beni pubblici che il Tesoro presenta? «Le ricognizioni sono sempre utili e questa poi che non ho ancora letto, la immagino seria e completa. Certo, voglio studiare molto bene il paragrafo dedicato all'aria. Mi incuriosisce parecchio». E' un passaggio che ha incuriosito molti. Al di là di questo aspetto, lei crede che sia possibile vendere o anche solo valorizzare? Oppure è un'utopia? «Una prima avvertenza per l'uso. Opera-zioni facili non esistono; pasti gratis non ce ne sono. Facciamo un esempio concreto. Io, Stato, concedo l'uso delle mie spiagge a dei privati». Raccontano che gli stabilimenti paghino cifre irrisorie, a volte. «Dunque è legittimo varare operazioni ben pensate e graduali che puntino ad aumentarli, questi canoni. Il fatto è che, attorno alle spiagge, sono nate delle imprese. Se tu, di punto in bianco, aumenti il canone del 300 per cento, rischi di ammazzare le aziende; galline che fanno l'uovo, anche per il Fisco». Al di là delle spiagge, ci sono immobili da vendere, caserme, case inutilizzate. «Nella realtà, ogni singolo immobile, anche il più derelitto, vive inserito in un territorio, in un contesto locale. E la Costituzione affida alle Regioni e ai Comuni il compito di decidere come usare un immobile e quale sia la strategia per valorizzarlo». Insomma: Siniscalco deve parlare con i sindaci. «Servono dei luoghi dove parlarsi, dove confrontare visioni diverse, dove decidere insieme che cosa fare. Lo Stato è fatto da tante amministrazioni autonome. Io posso fare il cen-simento più attento dei beni dei militari; ma senza il via libera della Difesa non vendo neanche una baionetta arrugginita. Figurarsi una caserma». Ma dei ministeri lo Stato potrà fare quello che vuole. «Può venderli, certo; e poi tornarci dentro in affitto. Ma gli italiani devono sapere che queste operazioni significano mangiarsi oggi le risorse di domani, perché gli affitti andranno pagati. Poi, voglio dire, vendere casa per pagarsi un debito...». Può capitare, purtroppo. «Sono situazioni dolorose, ma possibili. Viceversa, vendere casa per comprare pizza e birra è un'altra cosa. Ben più effimera. Pizza e birra finiscono, la casa intanto non c'è più, ma il debito resta intatto. Noi abbiamo visto le ultime operazioni di cartolarizzazione andare a finanziare il deficitpizza e birra, diciamo e non il debito. E questo non va bene. E' come fare i saldi di fine stagione».