A turni di dieci lavoratori alla volta lassemblea permanente proseguirà da mattina a sera Lintervento degli uomini della Questura e la richiesta di lasciare la stanza di Tutino Lucido, come non ti aspetteresti da un clochard belga che per giunta parla «un italiano da schifo» - ammette lui stesso - , arriva lanalisi puntualissima della giornata: «Negli anni '70 era il mondo del lavoro manuale a insorgere, nel 2010 quello dello spettacolo. Dove andremo a finire di questo passo?». Più barricaderi dei colleghi delle altre fondazioni liriche italiane, i lavoratori del Teatro Comunale di Bologna da ieri sono in assemblea permanente: un presidio composto da cinque a dieci lavoratori sarà sempre presente in teatro, impegnando a turno coloro che non sono in produzione in quel momento. Si comincerà dalle prime ore del mattino, fino alla sera, allorario di chiusura dellattività. Il tutto, sino a data da destinarsi. Lo ha deciso in tarda mattinata lassemblea dei lavoratori, riuniti per discutere del decreto ministeriale che dovrebbe ridisegnare completamente le fondazioni liriche. In massa (erano 141 i partecipanti alla riunione) si sono presentati al primo piano, nello studio del sovrintendente, annunciando linizio dellassemblea con la lettura del decreto, sebbene quella che circola al momento sia solo una bozza non ufficiale. Tempo dieci minuti e il sovrintendente Marco Tutino ha lasciato la sua stanza, accompagnato da un lungo applauso di protesta da parte dei lavoratori, questa volta compatti nelle sigle sindacali. Per primi in Italia i lavoratori del Comunale di Bologna hanno impugnato gli strumenti a loro disposizione per protestare contro quello che definiscono il «decreto ammazza lirica». A suon di tromba, infatti, sulle note della marcia dellAida, dal terrazzo del teatro che affaccia su piazza Verdi hanno comunicato alla città la loro protesta, tra striscioni contro il sovrintendente («Fuori Tutino da tutti i teatri») e contro il ministro Bondi. Così, per una volta la rivolta nel cuore più caldo della città non è degli studenti. «Ma loccupazione è una lotta», protestano un paio di universitari davanti ai sindacalisti in posa per la foto ai giornali. In mattinata era intervenuta anche la Questura, chiamata dalla direzione del teatro. La polizia ha chiesto ai lavoratori di lasciare la stanza del sovrintendente. In giornata lassemblea è proseguita nellanticamera della direzione, ma già da oggi i lavoratori puntano a spostare la protesta nel foyer Respighi, quello che affaccia sulla strada, diviso solo da una vetrata. «Suoneremo, faremo prove e vocalizzi», assicurano i sindacati. Poi assemblee e magari concertini anche in giro per la città. Che i lavoratori bolognesi siano tra i più duri di tutti quelli delle fondazioni liriche, lo raccontano i tanti scioperi, minacciati o mantenuti, ad ogni stagione. Ma cè anche un precedente di assemblea permanente. Laltra volta successe nellormai lontano 1992, con Escobar sovrintendente allallora ente lirico bolognese e Margherita Boniver ministro della cultura. Sempre con un decreto, il Ministero voleva attuare una verifica su organici e produzione artistica, di fatto per sfoltire le fila dei lavoratori. «A Bologna tenemmo una assemblea che decise di bloccare tutta la produzione in teatro - ricordano i più anziani di loro - e come conseguenza ci fu una assemblea nazionale che portò a un nulla di fatto del decreto. A distanza di anni, Escobar ci diede ragione».
BOLOGNA - Via Zamboni rivede le barricate tra violini, trombe e striscioni
A Bologna, i lavoratori del Teatro Comunale sono in assemblea permanente per protestare contro il decreto ministeriale che dovrebbe ridisegnare le fondazioni liriche. La riunione è iniziata alle prime ore del mattino e si è protratta fino alla sera. I lavoratori hanno deciso di impegnare a turno coloro che non sono in produzione in quel momento, con l'intenzione di continuare la protesta anche fuori dal teatro. La protesta è stata lanciata dopo che il sovrintendente Marco Tutino ha lasciato la sua stanza, accompagnato da un applauso di protesta. I lavoratori hanno anche chiesto di lasciare la stanza del sovrintendente, ma la Questura ha chiesto loro di lasciare la stanza.
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