L'AMBIENTALISTA: II centrosinistra ha tracciato la rotta e il centrodestra ne ha approfittato STEFANO ROSSI MILANO Giulia Maria Crespi, presidentessa del Fondo per l'ambiente italiano, che valutazione da di questo parziale via libera alla vendita del patrimonio culturale? «Mi auguro che il ministro Urbani voglia mettere un freno al saccheggio. Alcune cessioni che si dovevano evitare sono già avvenute ma voglio sperare che si blocchi la vendita dei beni più cospicui. L'Italia è fatta anche di mille piccole bellezze. È O contesto che è unico e straordinario. Se si lascia che venga sfruttato, lottizzato, cementificato, il danno sarà comunque grande». Cosa può fare il ministro dei Beni culturali? «Ne abbiamo parlato molte volte. Ad esempio, non si dovevano svilire le soprintendenze, come ha messo giustamente in luce Italia Nostra. Lo Stato possiede una quantità infinita di beni: molti ha senso alienarli ma occorre che i soprintendenti possano impedire le vendite di cose di vero valore ed è indispensabile che siano persone competenti. Non so se le ultime nomine di Urbani abbiano premiato persone dotate di cultura e conoscenza adeguate a valutare la situazione. È quanto sta accadendo anche nei parchi nazionali, dove si stanno sostituendo tutti i vecchi direttori». Esclude che le acquisizioni dei privati possano avere risvolti positivi, visto che spesso Io Stato non è il miglior conservatore del patrimonio artistico? «Vedremo che voglia avranno i privati di destinare le loro sostanze a questa impresa. Vorrei che fosse così, ma il momento è critico: sono scettica». È critico anche per il governo, nona caso sono previste le dismissioni. «Appunto. Vendere i nostri tesori per tappare i buchi di bilancio non mi pare il modo più proficuo per tutelare le nostre radici e il nostro domani». Spera in un cambiamento di rotta? «C'è una volontà politica generale che non da importanza all'arte. Il centrosinistra ha aperto la via autorizzando le vendite I dei beni statali. Prima si sarebbe dovuto fare un censimento, ma intanto il centrosinistra ha tracciato la rotta e il centrodestra ne ha approfittato». Cresce la responsabilità di associazioni come il Fai e Italia Nostra. «Facciamo ciò che possiamo. Il Fai sta acquistando altri due beni, non possiamo dire ancora quali. Certo non possiamo salvare tutta l'Italia: è necessario un impulso comune. Se lasciamo depredare il Paese in nome del bilancio di un anno ne pagheremo le conseguenze». Teme che parte del patrimonio lasci l'Italia? «Sarebbe molto triste. Gli stranieri vengono per ammirare le nostre antichità: come faremmo con il turismo? Se si fosse stati saggi, fin dagli anni Novanta si sarebbe lavorato per creare da noi il grande giardino europeo dell'arte e della cultura; ma questo non è avvenuto».