Metà del patrimonio dovrà rendere di più:fino al 3 ROMA La cifra è degna di Zio Paperone. Roba da fantastiliardi, insomma. E non potrebbe essere altrimenti, visto che questo numero indica una parte rilevante delle proprietà dello Stato. Quella parte - precisano ora i consulenti della società Kpmg al ministero del Tesoro - che può essere venduta. Perché fatta di beni conservati inutilmente, costosi, in ognicaso giuridicamente «disponibili» per la vendita, la privatiz-zazione. Il ministro Siniscalco li ha definiti «dead capitai», come a dire: un capitale morto, fermo. Del quale bisognerà fare qualcosa. Il nuovo "stato patrimoniale", preparato da Kpmgin collaborazione con la Patrimonio Spa e con il dipartimento del Tesoro, dice che lo Stato (inteso come sola amministrazione centrale) ha in mano proprietà per946milamiliar-di e rotti. Il 40 per cento di questa sconfinata torta può finire sul mercato, 375 mila 431 miliardi. Sono, inconcreto: l'80 dei terreni (soltanto quelli incolti valgono 262 miliardi) ; il 100 delle case; il 75 degli immobili "non residenziali" (a partire dai ministeri), il 30 dei beni culturali (purché minori). Com'è ovvio, la Kpmg esclude che lo Stato possa vendere - come Totò - la Fontana di Trevi, il Colosseo e chissà quale altro monumento (malgrado anche il patrimonio storico abbia un suo vaio -re teorico dimercato,paria24mi-la miliardi). Non esclude, però, la cessione di una parte di "beni mobili culturali, biblioteche ed archivi": se il 30 finisse sul mercato, come i consulenti Kpmg credono possibile, entrerebbero 3,7 miliardi. Una benedizione. Altri "beni" statali sono vendibili. Ma il rapporto di Tesoro e Kpmg non si nasconde che laloro cessione ha forti implicazioni politiche, perché darebbe un'accelerazione forte e un tratto distintivo alla politica delle privatizza-zioni. E' il caso delle azioni che lo Stato detiene in società quotate (pari ad altri 34 mila miliardi) o non quotate (52 mila miliardi, considerando solo quelle cedibili). Proprio perché la vendita non è l'unica opzione in campo, il rapporto fa anche un altro calcolo. Individua ciò è quante - delle proprietà statali - possono essere valorizzate, così da procurare entrate maggiori o più continue. Dei 946 mila miliardi in cassaforte, quasi la metà (418 mila) può dare di più e meglio. Questi dati, a volerli leggere con un pò ' di malizia, dicono che una fetta rilevante delle proprietà statali è segnato da una gestione distratta, inefficiente. Obiettivo, una redditività più alta dall'I al3.Come?Il rapporto non lo dice ma è scontato, ad esempio, un aumento dei canoni di concessione. Il nuovo "stato patrimoniale", che il Tesoro ha trasmesso alle commissioni parlamentari competenti per discuterne a settembre, non si ferma alle proprietà del solo Stato ed estende la sua ricognizione alle aziende pubbliche, ai beni delle amministrazioni locali, alle «risorse naturali». La stima arriva così alla cifra record di 1.771 miliardi. Superiore a quella del Regno Unito (900 miliardi) o della Svezia (ferma a 85). Le risorse naturali hanno ciascuna il suo prezzo. Ma il rapporto da anche informazioni parti-colareggiate sulla loro entità. Di ghiacciarne abbiamo per 500 chilometri quadrati, abbastanza per creare il 20 dell'energia elettrica. La risorsa ghiaccio si sta riducendo. In pratica si scioglie per effetto del surriscaldamento della Terra: dalla seconda metà dell'800, ne abbiamo perso il 40 percento. E l'aria? Perfino l'aria che respiriamo trova il suo valore economico nella stima globale dei beni pubblici: vale 5 miliardi 444 milioni. E così ha un valore una speciale categoria di aria, decisiva per alcune industrie di prima linea. Sono le frequenze dell'etere, cioè i binari lungo i quali corre il segnale delle televisioni e dei te-lefonini. Lo Stato ne affitta una parte alle società televisive (che in cambio versano l'l cento del loro fatturato, ogni anno) e telefoniche, mentre ne conserva per se una porzione consistente. Una fetta da 18 miliardi.