Una granita alla mandorla o un cono gelato al pistacchio, un cannolo alla ricotta o un arancino al ragù. A conti fatti, l'indotto prodotto dall'"industria delle vacanze", pur in una giornata in cui la città è invasa da quasi quattromila turisti scesi da una nave crociera, alla fine si ridurrà a questo, a una positiva ricaduta per i bar del centro storico. Punto. Poco, troppo poco se si vuole dare alle presenze turistiche in città una connotazione non solo di colore ma anche di sostanza economica. Certo, nel caso in specie, l'effetto "mordi e fuggi" non è da addebitare allo scarso appeal della città, piuttosto ai tempi contingentati della tappa a Catania. Ma occorre domandarsi, con onestà: cosa si fa in altre occasioni? Cosa avrebbe offerto Catania ai crocieristi - oltre che una più o meno comoda base di partenza per la gita a Taormina a sull'Etna - se la sosta fosse stata di mezza giornata? Il barocco, i profumi della Pescheria, siti archeologici e MUSEI aperti a singhiozzo. Lo stesso accade quotidianamente a Fontanarossa, porta d'ingresso della Sicilia, ma non di Catania: una sosta davanti al nastro bagagli e via. Questo non è turismo e, così, questa non è una città turistica, ma di semplice transito. Il punto allora è: al di là del clima mite che bacia questa terra, quale programmazione sostiene la (presunta) vocazione turistica se poi si lascia il Viale Kennedy, dorsale della Plaia, in stato d'abbandono per nove mesi l'anno e negli altri tre è illuminato come fosse una strada secondaria? Stavolta non è soltanto un problema di infrastutture e sicuramente non è una questione dipendente dalla ricettività: a Catania, anzi, i posti letto sono troppi, come valuta il presidente di Uras-Federalberghi, Nico Torrisi. Il turista viene a Catania, e ci resta, se sa per tempo di eventi culturali, di spettacoli che facciano da contorno al mare e all'Etna, se il traffico non scoraggia gli spostamenti da un albergo del centro alla riviera e viceversa. Altrimenti possono ben bastare un gelato e un arancino per ricordarsi di Catania.