Raffica di dimissioni: "Il governo latita". Amato verso la presidenza Giovedì scorso laddio di quattro probi viri, da Dacia Maraini a Ugo Gregoretti Procedono sempre più a rilento i preparativi per le celebrazioni dellanniversario ROMA - Senza più vertici il comitato per le celebrazioni dei 150 anni dellUnità dItalia. Dopo le dimissioni, dettate da "ragioni anagrafiche", il 21 aprile di Carlo Azeglio Ciampi da presidente del gruppo di garanzia sulle iniziative stabilite dal governo, a lasciare il ruolo di vice è ora ufficialmente Gustavo Zagrebelsky. Il giurista ha consegnato ieri quell«atto formale» che mancava ancora allannuncio delladdio fatto giovedì insieme con altri quattro componenti del gruppo di "probi viri". Dacia Maraini, Marta Boneschi, Ludina Barzini, Ugo Gregoretti e da ieri, sciolte le ultime riserve, anche Zagrebelsky, abbandonano in polemica con il governo per lo scarso impegno economico e «lassenza di chiarezza circa gli intenti e gli orientamenti». Ma intanto non lasciano il tavolo di controllo gli altri 26 membri del comitato chiamato a vegliare che le celebrazioni siano allaltezza del compito (e dei 20milioni che arrivano dalla società interministeriale Arcus più i 15 della presidenza del Consiglio). E il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi si appresta a nominare il successore dellex capo dello Stato Ciampi. Al 99 per cento, alla presidenza del comitato di garanzia per i 150enario sarà lex presidente del Consiglio Giuliano Amato. «Ma che cosa stiamo facendo, secondo te? Stiamo lavorando ogni giorno» aveva risposto infuriato Silvio Berlusconi a Gianfranco Fini che, nella direzione del Pdl di giovedì, aveva duramente criticato il premier per, tra laltro, la mancanza di proposte sui 150 anni della nazione. La nuova nomina alla guida del comitato di garanzia riceve così il via libera, se non la spinta, del Cavaliere. Costituzionalista, ministro del Tesoro nel governo DAlema (1999-2000) e dellInterno con Prodi (2006-2008), Amato da un anno, da quando ha lasciato ufficialmente la politica, è presidente della Treccani. Il suo nome per la presidenza è stato in ballo con quelli di Lamberto Maffei e Giovanni Conso che, ricoperto linterim dopo le dimissioni di Ciampi, è atteso il 5 maggio a Quarto per la prima per ricordare la partenza in quello stesso giorno del 1860 dei Mille verso la Sicilia. Le dimissioni della Maraini, di Zagrebelsky e degli altri tre "saggi" del comitato di trenta, sono state dettate proprio allindomani delladdio di Ciampi. «Avevo accettato - ha rivelato la scrittrice - per simpatia nei confronti dellex presidente della Repubblica e perché volevo sottolineare limportanza di un anniversario che viene messo in discussione anche con toni rozzi e inaccettabili». Il riferimento è alla Lega Nord che non si è spesa troppo per celebrare ununità in cui non crede. «La presidenza di Ciampi - hanno scritto nella lettera di dimissioni Maraini e Zagrebelsky - è stata la garanzia per il buon funzionamento del Comitato stesso ed è risultata comunque decisiva nel superare i diversi momenti di stallo con lAutorità di governo». Ma, dimessosi Ciampi, «sono venute meno le condizioni che riteniamo indispensabili per continuare a fare parte del Comitato». La Maraini, in particolare, dopo aver denunciato «che vogliono imporre al Risorgimento un revisionismo di marca leghista», ha detto che le sembra «improbabile che Ciampi si sia dimesso solo per ragioni di salute». Non la pensa così lo storico Alberto Melloni, autore di un appello al premier perché chiedesse a al presidente del comitato dimissionario di ripensarci (Berlusconi sè mosso, ma lex capo dello Stato è stato irremovibile): «Ciampi è un uomo di parola, se ci fosse stato dellaltro lavrebbe detto chiaramente». Lo studioso bolognese, che con gli altri 30 componenti si è riunito ogni due mesi per vagliare i progetti per le celebrazioni, sottolinea: «Pur nella sua vaga rappresentanza, il Comitato ha garantito, prima con il governo Prodi poi con quello Berlusconi, che i 150 anni non celebrassero solo la memoria piemontese, e di Torino in particolare, ma il senso di appartenenza e di identità di tutta lItalia. E questo attraverso lunica arma in nostro possesso: incoraggiare e dare pareri». Un Comitato senza poteri forti, insomma. Con la macchina organizzativa in mano alla Protezione civile. I cui vertici sono stati inquisiti, tra laltro, per lappalto dellaeroporto di Perugia che rientrava, anchesso, nei progetti per la festa dei 150 anni della Nazione.