carlo felice, l'ipotesi del comune in attesa del nuovo consiglio d'amministrazione Serviranno come garanzia alle banche per il buco di 11 milioni. L'assessore Ranieri: ci stiamo lavorando seriamente Genova. Un deficit di 3 milioni, necessari per chiudere la programmazione del 2010. E un disavanzo strutturale di 11 milioni, che si trascina dagli anni Ottanta e non è mai stato affrontato. Sono le due principali preoccupazioni di Giuseppe Ferrazza, commissario straordinario del Carlo Felice dall'estate del 2008 e ancora per pochi giorni. Il 31 maggio il suo mandato scadrà. Entro quella data, il teatro genovese dovrà individuare un sovrintendente e un consiglio d'amministrazione in grado di risollevare le sorti del teatro. Altrimenti il ministero potrebbe decidere di prorogare il commissariamento. Sul futuro consiglio d'amministrazione, per ora, circolano alcuni nomi - come quelli degli imprenditori Riccardo Garrone e Vittorio Malacalza - ma nulla di ufficiale. «Ci stiamo seriamente lavorando», assicura Andrea Ranieri, assessore comunale alla Cultura. Il futuro cda dovrà trovare, da subito, i 3 milioni necessari per chiudere il 2010. Dovrà poi tradurre in pratica quel "piano industriale" per rilanciare il teatro al quale sta lavorando, a titolo gratuito, su incarico del sindaco Marta Vincenzi, Salvatore Filippini La Rosa, avvocato genovese esperto in diritto dello spettacolo. Il piano dovrebbe essere pronto entro la fine di maggio. Ma il vero nodo è rappresentato dagli 11 milioni di disavanzo, per i quali il teatro paga ogni anno un milione e 300mila euro di interessi passivi. Ranieri propone una strada: «Stiamo valutando l'ipotesi di conferire alla Fondazione Carlo Felice alcuni immobili attualmente di proprietà del Comune». Un espediente suggerito dallo stesso Ferrazza e che consentirebbe alla Fondazione di accendere un mutuo. «Gli immobili sarebbero la necessaria garanzia per le banche. Gli interessi del mutuo sarebbero comunque molto inferiori al milione e 300mila l'anno che gravano oggi sul nostro bilancio. È accaduto, per esempio, a Bologna, dove l'amministrazione cittadina ha donato alla fondazione del teatro comunale di Bologna l'auditorium Manzoni e un'area edificabile». Nell'attesa che queste voci e ipotesi diventino realtà, i dipendenti del Carlo Felice scalpitano. Nicola Lo Gerfo, professore d'orchestra e segretario regionale del sindacato Fials-Cisal: «Sono preoccupato. Non sarà semplice ripianare il deficit. Spero che i soci fondatori trovino un sovrintendente e un consiglio d'amministrazione capaci di traghettare il teatro in questo percorso molto difficile. Reso ancor più difficile dal nuovo decreto Bondi». Il 16 aprile il consiglio dei ministri ha approvato la riforma delle fondazioni lirico sinfoniche voluta da Sandro Bondi, ministro ai Beni culturali: un decreto legge, non ancora firmato dal presidente della Repubblica, ma che già ha sollevato numerose polemiche. La firma del presidente della Repubblica, attesa per questa settimana, potrebbe arrivare oggi o domani, mentre si attende il testo definitivo del provvedimento, limato fino all'ultimo negli uffici di Palazzo Chigi e dei diversi ministeri coinvolti. Il decreto introduce, tra l'altro, il contestatissimo blocco delle assunzioni a tempo indeterminato fino al 31 dicembre 2012. Com'era prevedibile, i sindacati hanno reagito con una levata di scudi. Annunciando, in caso di promulgazione del decreto, scioperi e occupazioni. Ma anche il sindaco di Genova Marta Vincenzi ha definito quello di Bondi «un provvedimento assurdo, che tarpa le ali al Carlo Felice e punta esclusivamente sui tagli». Giuseppe Ferrazza è di idee molto diverse: «Il decreto sarà il presupposto per il nostro rilancio. A tarpare le ali al Carlo Felice sono semmai i pochi investimenti da parte del territorio». Un chiaro riferimento a Comune e Regione. Nel 2008 i due enti hanno versato nelle casse del teatro genovese, di cui sono soci fondatori, un contributo, rispettivamente, di 1 milione e 5,2 milioni. Nello stesso anno, a Torino, Comune e Regione Piemonte hanno contribuito al bilancio del Teatro Regio donando un totale di oltre 12 milioni e 300 mila euro. Il doppio rispetto a Genova. Per il teatro lirico di Cagliari gli enti locali sardi hanno contribuito con circa 12 milioni e mezzo. Mentre al Massimo di Palermo sono arrivati addirittura 17 milioni e mezzo. Un confronto impari, e forse discutibile: il Piemonte è più ricco della Liguria, mentre Sardegna e Sicilia sono regioni a statuto speciale e godono quindi di maggiori finanziamenti. «Ma qui dovrebbero entrare in gioco i privati. Il compito di rilanciare il teatro non può gravare interamente sulle finanze pubblico. Spero - è l'auspicio di Ferrazza - che gli imprenditori liguri se ne rendano conto e mettano mano al portafogli». Fondazioni liriche,la rivoluzione di bondiin quattro mosse Art. 1 Riconosciuto un «particolare interesse nazionale nel settore lirico-sinfonico per il Teatro alla Scala di Milano e l'Accademia nazionale di Santa Cecilia». Art. 3, comma 1 «Il personale dipendente può svolgere, previa autorizzazione del sovrintendente, attività di lavoro autonomo nei limiti e con le modalità previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro». Art. 3, comma 4 «Al fine di assicurare la sostenibilità finanziaria delle fondazioni lirico-sinfoniche, a decorrere dal 365esimo giorno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il trattamento economico aggiuntivo dei dipendenti, derivante dalla contrattazione integrativa aziendale, è ridotto del 50». Art. 3, comma 5 «A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2012, alle fondazioni lirico-sinfoniche è fatto divieto di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato».