Ragusa. Provare a conservare l'aspetto originale. Sembrano essere tutti d'accordo, architetti, Sovrintendenza e pubblici amministratori, alla chiusura di un convegno sulla tutela delle superfici e delle identità cromatiche dei centri storici che, giovedì, al Circolo di conversazione di Ragusa Ibla, e in occasione della Settimana delle cultura, ha visto confrontarsi davvero tutte le parti in causa. A partire dall'assessore regionale per i Beni culturali e per l'identità siciliana, Gaetano Armao, che, nel suo breve saluto, ha ricordato l'importanza dell'identità urbana, del decoro dei piccoli e dei grandi centri e ha ribadito l'impegno del governo affinché vengano approvati i piani paesaggistici. Organizzato dalla delegazione siciliana di Assorestauro, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni culturali di Ragusa e con la partecipazione dell'Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia, il convegno aveva il compito di intraprendere una discussione sulle modalità di approccio al restauro dei centri storici, con particolare riferimento alle finiture superficiali, che tentasse di superare il problema ormai decennale del Piano colore. La cultura del colore prima di tutto, ma non solo dunque. "Non si tratta di solo colore - spiega il responsabile Assorestauro Sicilia Antonio Lo Presti -, ma di tessitura, materia, grana, lavorazione. Occorre un approccio pensato sulla base di una valutazione storica, scientifica, culturale di quella che è la superficie di un edificio e la valenza artistica ed estetica che esso ha. È questo il nodo fondamentale della questione: studiare l'edificio per capire qual è l'aspetto da evidenziare e conservare. Provare infatti a conservare l'aspetto originale, lungi da qualsiasi rifacimento, è l'obiettivo che vorremmo raggiungere anche con questo convegno. Ad oggi le tessiture murarie originarie sono rarissime, in via d'estinzione. Noi, come il Wwf, vorremo tentare di porre dei vincoli su quelle tessiture, perché abbatterle o reinventarle, significa snaturare il monumento stesso". Sensibilizzare i progettisti, così come anche la committenza, allora diventa fondamentale. Anche secondo l'architetto Giorgio Battaglia, dirigente del servizio per i Beni architettonici alla Soprintendenza. "Purtroppo ancora non si è riusciti a capire che il centro storico è un paesaggio culturale con il suo aspetto antropologico, sociale, di usi e costumi, caratteristiche che abbiamo già perso. L'unica cosa che ci rimane è l'elemento materiale, ma anche questo rischia di sparire, perché ci si diverte a cambiare gli intonaci con elementi che non hanno minimamente le caratteristiche necessarie per poter essere poste su antiche mura, e in più con colori che non sono quelli, o che addirittura risultano falsificati ad hoc". Ed ecco allora la proposta: un protocollo d'intesa con delle linee guida d'intervento specifiche che facciano strada all'opera degli architetti nella manutenzione o nel rifacimento, laddove indispensabile, di questi edifici. Un protocollo che potrebbe essere presto presentato ai pubblici amministratori. Silvia Ragusa 25042010