Pochi finanziamenti e molte spese: Prima il Gabinetto Vieusseux, poi il caso del Maggio musicale Timidi segnali di ripresa con il progetto per il «Niccolini» MUSICA Anche il Maggio è in difficoltà economiche: ridotti i finanziamenti, non basta l'aiuto che le aziende della città forniscono al festival Una capitale della cultura che sembra affossare qualsiasi istituzione legata alle muse. Arti figurative, musica, letteratura. Ogni settore ha le sue disgrazie finanziarie, che quasi sempre finiscono sulle spalle degli enti pubblici, e primo fra tutti Palazzo Vecchio. Il disastro economico di «Firenze Mostre» è infatti solo l'ultimo fallimento di una politica culturale che sembra azzardato chiamarla tale. Non più tardi di qualche anno fa era lo storico e glorioso Gabinetto Vieusseux a far parlare di sé, non per la sua attività letteraria, ma per il gigantesco buco in bilancio, frutto di un misto tra cattiva gestione e veri e pro-pri illeciti, con il picco del dissesto raggiunto sotto la presidenza di Enzo Siciliano. Ed è stato proprio Marcello Fazzini, che oggi getta la spugna davanti ai libri contabili di Firenze Mostre, a risollevare la baracca del Vieusseux, lavorando sodo a quel disastro con tanta pazienza e tanta esperienza professionale. Dalle lettere alla musica.'Anche se in quota minoritaria, c'era anche Palazzo Vecchio tra i soci della Fondazione Estate Fiesolana. Il quell'occasione (1993) fu un vero e proprio crac da oltre sei miliardi di lire. Presidente era Aldo Frangio-ni, ex sindaco di Fiesole, poi presidente dell'Ataf, oggi pronto a una nuova sfida culturale con l'incarico alla guida dell'Istituzione Cultura di Scandicci. Per restare fra le note musicali, sempre più dolenti sono quelli del Teatro Comunale. La Fondazione è così prestigiosa e le produzioni di così alto livello che in qualche modo il Maggio Musicale riesce ad andare avanti. Ma che fatica e quante spese! L'amministrazione comunale tutti gli anni ci mette più di un milione di euro all'anno. E uno dei motivi che portano alla sostituzione del sovrintendente Stefano Merlini con l'attuale Giorgio Van Straten), fu proprio il preoccupante deficit del bilancio del teatro. E con «Opera Prima» cosa succederà? L'associazione, costituita da Comune e dal Maggio Musicale, dovrebbe decollare a settembre, col compito di raccogliere risosorse da destinare al teatro. Ma molti temono che l'iniziativa si trasformi in un ennesimo carrozzone mangiasoldi, buono solo per distribuire indennità e gettoni di presenza. In campo teatrale, da anni la città è alla débàcle quasi completa, sia in campo pubblico che privato. Anche se, per la verità, qualche timido segnale di ripresa si intravede, a cominciare dal progetto di riapertura del Niccolini. Persino la Fondazione Toscana Spettacolo (di cui fa parte il Comune con Regione e Provincia) sta miracolosamente riprendendo fiato. Nel 2001, quando si avviò un vero e proprio piano di salvataggio, c'era più di un miliardo di lire da ripianare. Oggi, pare che i conti siano addirittura tornati in attivo. Dove invece per adesso non tira certo una buona aria, è il fronte dell'arte. Se «Firenze Mostre» è totalmente alla deriva, sempre più incerto è anche il destino dell'ex meccanotessi-le, un progetto ventennale, ambizioso quanto forse ormai irrealizzabile. A patto di non rivederne gran parte della filosofia, visto che lo stesso professor Bruno Gora, incaricato dell'allestimento, sottolineava come gli orizzonti dell'arte contemporanea non siano più in sintonia con quanto pensato a suo tempo per la struttura di Rifredi.
Fondazioni e teatri - II disastro economico è in buona compagnia
Il testo descrive lo stato economico precario di Firenze, in particolare delle istituzioni culturali come il Gabinetto Vieusseux, il Maggio musicale, il Teatro Comunale e il progetto di riapertura del Niccolini. Le spese e i finanziamenti sono ridotti, mentre le entrate sono limitate. Il testo menziona anche il caso del Maggio musicale, che ha dovuto ridurre le spese e aumentare le entrate per sopravvivere. Il progetto di riapertura del Niccolini è un esempio di un tentativo di ripresa, ma il testo sottolinea che il fronte dell'arte è ancora incerto, in particolare per il progetto di Rifredi.
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