«Mi sembra proprio il momento giusto per non fare commenti». Alfonso De Virgiliis, avvocato e vicepresidente di Firenze Mostre, tiene il freno a mano tirato. Non vuole commentare le dimissioni di Fazzini, nemmeno una parola, ma l'impressione è che di cose da dire ne avrebbe molte. E allora parliamo di altro: soldi e cultura, binomio necessario che a Firenze non trova terreno fertile. Perché i privati non investono nella miniera artistica fiorentina? Dalle parole di De Virgiliis qualcuno potrà trarre proprie considerazioni. «A Firenze c'è chi pensa che tutto è dovuto afferma è una città abituata male...». Non parla di qualcuno in particolare, o almeno non direttamente: De Virgiliis parla della città e del mecenatismo che qui stenta a decollare. «Non siamo mica gli Stati Uniti sbotta De Virgiliis anche se prima o poi dovremo deciderci a importare la loro mentalità in materia, accanto ai McDonald's e alla Coca Cola. Negli States sono tutti felici di investire, è un'abitudine. Dovremmo impararlo». Il quadro però non è del tutto negativo: «No, sono ottimista dice De Virgiliis ho visto dei passi in avanti. E poi la situazione mi sembra difficile non solo a Firenze, è un quadro condiviso ovunque in Italia». E' un problema di agevolazioni ai privati, come incentivi fiscali e simili, o di mentalità? «Manca la cultura della cultura: il settore è uno dei migliori veicoli di comunicazione, se non si capisce questo, ecco che scatta la sofferenza per la mancanza di fondi. Dal punto di vista fiscale sono stati compiuti passi importanti, ma non ci sono stati i risultati sperati. Torno a dire che è un problema 'di mentalità: quando uno ci crede, e io sono uno di coloro che ci credono, è tutto più facile». E questo naturalmente vale anche per Firenze: «Certo, Firenze è abituata male». In che senso? «Nel senso che per qualcuno tutto è dovuto». Parla di qualcuno in particolare o in generale? «Lasciamo perdere. Comunque il mio è un segnale di fiducia».