Il cap. Marseglio con alcuni dei reperti Aveva allestito nella sua abitazione un vero e proprio museo archeologico con reperti di vario tipo ed epoca. A scoprirlo sono stati i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale di Palermo e i militari dell'Arma della compagnia di Agrigento. A finire nei guai è stato un professionista agrigentino che è stato denunciato per ricettazione ed illecito impossessamento di oggetti archeologici appartenenti allo Stato, anche se la sua posizione è ancora al vaglio della Procura. In casa dell'uomo sono stati trovati 930 reperti archeologici custoditi con scrupolosa cura, per un valore di mercato di oltre un milione di euro. Come spiegato dal comandante del Nucleo tutela del patrimonio culturale dei carabinieri, il capitano Giuseppe Marseglia, quello avvenuto ad Agrigento è stato il più grande ritrovamento di reperti archeologici avvenuto negli ultimi dieci anni in Sicilia. Il blitz è scattato nei giorni scorsi nell'abitazione del professionista. A mettere i carabinieri sulle tracce del "museo privato" è stata una segnalazione. I militari dell'Arma hanno immediatamente disposto una perquisizione nell'abitazione del professionista, anche con l'ausilio dall'alto di un elicottero. Il controllo ha permesso di recuperare i reperti, che erano conservati in apposite teche per permettere la fruizione a lui e ai suoi ospiti. Quando i carabinieri hanno bussato alla porta il padrone di casa non ha opposto alcuna resistenza e ha consegnato senza problemi il suo museo privato. Tra i pezzi sequestrati ci sono delle vere proprie "chicche", come i preziosi crateri a figure rosse, poi ancora lekitoi, askoi, skifoi, aribelloi, cinokoi, anfore, gutti, lucerne ed altri manufatti fittili e in bronzo riconducibili ad epoca preistorica e protostorica, greca, romana, bizantina ed arabo- normanna. Tra i pezzi recuperati alcuni risalgono all'epoca indigena e pre-greca , altri sono di culto. I carabinieri stanno cercando di capire se il professionista sia una sorta di collezionista e ricettatore che raccoglie il materiale dei tombaroli per poi piazzare i reperti nei grandi circuiti clandestini su cui si appoggiano i grossi collezionisti. Indagini sono, infatti, ancora in corso e non è escluso che nei prossimi giorni ci possano essere altri sviluppi. Tutti i reperti sequestrati sono stati consegnati alla Soprintendenza ai Beni culturali di Agrigento, e secondo quanto ha auspicato il comandante provinciale dell'Arma, Mario Di Iulio non è escluso che nel museo civico, che prossimamente dovrebbe essere riaperto dal Comune di Agrigento possa esserci una sezione dedicata proprio ai reperti ritrovati dai carabinieri. L'assalto alle aree archeologiche del territorio della città dei templi ha fatto sparire nel giro di mezzo secolo gran parte dei tesori risalenti all'epoca greca, romana e bizantina, rimasti nascosti per secoli e secoli. Pezzi di grandissimo valore sono stati trafugati e rivenduti sul mercato clandestino a prezzi da capogiro e purtroppo solo in pochi casi i predatori della storia sono stati colti sul fatto. Anche se è vero che numerose indagini hanno consentito di recuperare oggetti di grande valore che stavano per essere fatti sparire per finire nelle case di collezionisti senza scrupoli. « Ci troviamo di fronte ad una collezione straordinaria che per legge non può essere, ne rimanere, di proprietà privata-ha dichiarato il capitano Giuseppe Asti- i reperti archeologici sono di proprietà dello Stato e tutti debbono poterli ammirare. Chi trova materiale tanto prezioso e non lo consegna alla Soprintendenza commette reato di furto; chi lo acquista, lo rivende o lo cede diventa ricettatore». Antonino Ravanà 24042010
SICILIA - Aveva allestito nella sua abitazione un vero e proprio museo archeologico con reperti di vario tipo ed epoca
I carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale di Palermo hanno sequestrato 930 reperti archeologici da un professionista agrigentino. I reperti, di epoca preistorica, greca, romana, bizantina e arabo-normanna, valgono oltre un milione di euro. Il professionista era stato denunciato per ricettazione e illecito impossessamento di oggetti archeologici appartenenti allo Stato. I reperti sono stati recuperati in un blitz nell'abitazione del professionista, con l'aiuto di un elicottero. Tra i pezzi sequestrati ci sono crateri a figure rosse, askoi, skifoi e anfore.
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