Anticipato ieri da «La Nazione», l'assessore Siliani è stato costretto ad annunciare che Marcello Fazzini ha lasciato la presidenza di Firenze Mostre dopo appena due mesi e mezzo. Firenze Mostre è la società che organizza grandi esposizioni (l'ultima, quella di Botticelli a Palazzo Strozzi) e per la quale è già stata sacrificata la testa di Franco Camarlinghi, giustiziato per aver causato un incontrollabile - e incontrollato - buco miliardario nel bilancio. Evidentemente è stato impossibile, per Fazzini, governare questo deficit, ancora più difficile - forse - gestire il rapporto con Siliani. Qualunque sia il motivo, siamo di fronte all'ennesima sconfitta della cultura fiorentina -la principale industria della città ! - lasciata in balìa di improvvisazione e confortata da inaccettabili alibi. La gestione Siliani, già ampiamente negativa nei cinque anni scorsi (quali sono le grandi iniziative degne di una città come Firenze?) viene valutata con generosità e giustificata - dal sindaco e dai Ds che lo hanno voluto di nuovo in giunta - perché i soldi a disposizione sono pochi e lui, poveretto, fa quel che può. La solita storia: lo Stato taglia i finanziamenti e il Comune è costretto a tirare la cinghia, accidenti al governo che la colpa è tutta sua. Ora l'assessore invita «operatori e categorie economiche a un tavolo per definire una strategia espositiva». Insomma, chiede un aiuto concreto in denaro. Il ragionamento che fa Siliani sarebbe giusto e incoraggiante se a pronunciarlo fosse un nuovo assessore che da appena un mese è titolare della cultura. Ma siccome si tratta di un amministratore pubblico che si accorge solo dopo cinque anni di affannosi galleggiamenti, che è necessario ricorrere al contributo di privati e grandi aziende perché «è impensabile immaginare una strategia espositiva all'altezza di Firenze realizzata senza il concorso di risorse pubbliche e private», allora il sospetto che Siliani si aggrappi alla demagogia di cui è ben fornito, quando non sa più che pesci prendere, è forte. L'esempio di Genova, che ha fatto tesoro delle occasioni più ghiotte (Colombiadi, vertice dei G8, capitale europea della cultura) per reinventare la città, dimostra che si può fare. E Firenze? La nostra cultura si sgretola sotto i colpi di maglio di chi non ha avuto la capacità di smuovere i mezzi per coltivarla. Ma concorre al dissolvimento - va riconosciuto -anche la pigrizia (o l'assenza?) di banche e grandi aziende che non hanno voglia o non sono sufficientemente motivate per investire in questo settore. Siliani dovrebbe spiegare perché non ha invitato prima - come dice lui, «intorno a un tavolo» - i possibili finanziatori privati; se l'ha fatto e non gli è riuscito, come può pensare che la situazione sia cambiata. L'ingovernabilità di Firenze Mostre e il coccodrillesco allarme di Siliani sono una tardiva, colpevole dichiarazione di resa di cui l'assessore dovrà, prima o poi, rendere conto alla città. Firenze
Firenze Mostre è la sconfitta della cultura
L'assessore Siliani ha annunciato che Marcello Fazzini ha lasciato la presidenza di Firenze Mostre dopo due mesi e mezzo. La società organizza grandi esposizioni e ha già subito un deficit finanziario. Siliani ha chiesto ai possibili finanziatori privati di unirsi a un tavolo per definire una strategia espositiva. Tuttavia, il sospetto è che Siliani si aggrappi alla demagogia e non abbia provveduto a invitare i finanziatori privati prima. La gestione Siliani è stata valutata con generosità e giustificata, ma l'ingovernabilità di Firenze Mostre è una tardiva dichiarazione di resa. Siliani dovrà rendere conto della situazione alla città.
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