Caro Augias, il governo ha emesso francobolli commemorativi dell'impresa dei Mille per il 150 anniversario, forse il vero 150 dell'Unità d'Italia. Tuttavia, come non servono le strade e le piazze a tenere viva la memoria, così a poco servono i francobolli. Nel ventennio fascista il Risorgimento era ancora presente nell'animus della nazione (in modo non solo propagandistico). Basteranno oggi 4 francobolli dispersi fra tanti altri nelle tabaccherie? Ci sono tre ministeri (Istruzione, Beni culturali e Comunicazioni), cinema, una televisione pubblica di tre canali, scrittori, registi e attori, musei. Verranno allertati dallo Stato per il 150 dell'Unità o si cercherà solo di salvare la faccia, magari guardando di sottecchi oltre Tevere per cogliere cenni o oltre Po per non spaventare certe trote? Il Risorgimento verrà tratto dall'urna ove l'hanno confinato il cattolicesimo, il marxismo e il liberalismo postunitari? Si dirà: «Ma si celebra l'Unità! Il Risorgimento viene prima». È ciò che temo, ma fu Marsala il nostro vero "bel suol d'amore". Giovanni Moschini giovanni.moschini4tin.it P er la terza volta si celebra l'unificazione della penisola diventata nazione. La prima fu nel 1911 per il Giubileo. Roma ne uscì trasformata e arricchita dal punto di vista urbanistico come ha mostrato, tempo fa, una bella esposizione alla Galleria nazionale d'arte moderna. Anche allora ci furono controindicazioni tra le quali il fatto che alle celebrazioni il governo Giolitti andò dimissionario per una delle ricorrenti (anche allora) crisi di governo. Non mancarono neppure alcune contro-celebrazioni sia di destra sia di sinistra. Poi in settembre ci fu la guerra di Libia ("Tripoli bel suol d'amore", eccetera). La seconda volta fu nel 1961 il centenario, (a Torino e altrove). L'anno prima c'erano state le Olimpiadi a Roma, era cominciato il boom economico, la lira era fortissima, la televisione aveva cominciato a unificare gli italiani. Fu tutto sommato e per quanto lo permise il nostro temperamento litigioso, una bella celebrazione, l'aria del paese era tutto sommato festosa. Nel 2011 dovrebbe esserci il 150. Che nessuno abbia troppa voglia di celebrarlo è da mesi evidente comunque vadano a finire le dimissioni dal comitato messo in piedi per le celebrazioni. Frenano la Lega e il partito di maggioranza che gli va a rimorchio, frena il Vaticano che con il Risorgimento, e con Roma capitale, non ha ancora chiuso i conti. Il paese è turbato, c'è la crisi, mancano i soldi soprattutto manca l'atmosfera. Assistetti, nel 1976, alle celebrazioni per il bicentenario degli Stati Uniti. Non voglio nemmeno accennare a un confronto.