MILANO - La crisi e la vertenza sulle fondazioni liriche segnano la festa. E in prefettura viene ricevuto chi rischia il posto La rabbia dei lavoratori "Presidente, ci aiuti lei" Davanti alla Scala scontri con la polizia Qualche fischio per Berlusconi e Formigoni quando lasciano la sala della celebrazione Scatta la tensione quando i dimostranti cercano di forzare il cordone agli ingressi I cartelloni di quelli dellItaltel ricordano quattrocento esuberi "E un terzo sono donne" Brucia il decreto voluto dal governo per i teatri Le maestranze in sala gridano: "Non firmare" Cè stata, però, la contestazione. Come ci sono stati anche alcuni minuti di tensione, sia per impedire da parte degli agenti che venisse innalzato uno striscione, sia per bloccare il passaggio a un folto gruppo di dipendenti scaligeri, entrati in una crisi psico-economica per il decreto del ministro Sandro Bondi sulla riforma degli enti lirici. In strada hanno tentato più volte di alzare i toni. E «Non firmare, non firmare» sono riusciti a gridare quando Napolitano, allinterno del teatro, si è spostato dalla platea per salire sul palco e tenere il discorso per i 65 anni della Liberazione. Se questo è stato laperitivo, si capisce come vada crescendo lattesa per il corteo di oggi pomeriggio, al quale parteciperanno non solo partigiani e centrosinistra, ma anche i politici milanesi del centrodestra e i centri sociali, non solo lombardi, che si sono dati appuntamento a Porta Venezia. Entrerà nel corteo anche il sindaco Letizia Moratti e gli stessi politici si attendono qualche fischio, ma si dicono confortati dal discorso sull»unità» italiana, sulla necessità di uscire dalla «spirale di contrapposizioni indiscriminate». Polizia e carabinieri sono già al lavoro, e qualcuno teme il peggio: cè stata persino una schermaglia, non sfociata in rissa, nel nome di Sergio Ramelli, tra neonazisti e «movimento». Forse lo ricordano in pochi, ma aveva diciassette anni quando venne ucciso da estremisti di sinistra nella Milano degli anni di piombo. Ancora oggi può dividere la sua storia di vittima? La giornata del capo dello Stato è stata tutta allinsegna dell»ascolto», come se in unItalia dove ognuno sembra tirare avanti per la sua strada, lui si sia preso il compito di trovare una diplomazia. La mattina era cominciata allAuditorium Verdi, al Ticinese, in largo Mahler. Con tutto il pubblico in piedi ad applaudirlo al suo arrivo: e con la lettura di alcune lettere di condannati a morte dal nazifascismo, e la musica di Luigi Nono, «Il canto sospeso», scritto trentanni fa. Poi ha incontrato in corso Monforte alcune delegazioni dei lavoratori di Agile, Scala e di Italtel, accompagnati dal segretario della Cgil milanese Onorio Rosati. Ha rivisto alcuni compagni di partito di quella che fu la corrente «migliorista». E nel pomeriggio piazza Scala, assolata e tirata a lucido, era tutta per Napolitano. Lo hanno invocato i lavoratori dellItaltel che lamentano, come si legge sui cartelli, «quattrocento esuberi. Uno su tre donna. Uno su tre monoreddito. Uno su tre ha figli e lavora part time». Uno di questi, anziano e meridionale, ha dato anche sulla voce alle contestazioni di Pietro Ricca, che con un megafono (subito sequestrato) tuonava sul fatto che «Oggi resistenza è resistere alle leggi vergogna». Loperaio ha reagito: «Ma smettila, ma chi sei, sei un operaio? Noi siamo qua per difendere il lavoro, lascia perdere la politica». Più movimentate le azioni dei dipendenti della Scala, che divisi in vari tronconi cercavano di far capire che il teatro ha vita corta con i tagli pensati dal centrodestra, ma non ancora «accettati» con la firma da Napolitano. Nasce, guardando queste persone, la certezza che la crisi esista e sia più profonda di quanto si dice: «Anni fa quando cera la cassa integrazione, qualcuno riusciva a fare qualche lavoro nero. Oggi - spiegano fonti dallinterno delle forze dellordine - noi li vediamo preoccupati, amareggiati, senza soldi. Sin quando reggeremo, noi e loro?». Erano ieri soprattutto tante persone comuni a cercare in piazza di applaudire il presidente della Repubblica. E se, come dice lui, «lunità del Paese rappresenta un ancoraggio irrinunciabile e non può formare oggetto di irrisione, né considerarsi un residuo del passato», Napolitano di quel passato che guarda al futuro sembra un bellesempio ai milanesi. «Resisti anche tu, in tutti i sensi», gli dice una ragazza. Due signore più anziane sperano che viva «a lungo, per essere un argine a Berlusconi». E, in effetti, anche se il premier ha sempre i suoi fan, ieri qualche fischio gli arriva, sia dentro la Scala, sia fuori. E qualche fischio tocca anche a Roberto Formigoni, che però, come sempre, allarga le braccia e sembra accettare le contestazioni. «Viva Napolitano» è quello che si sente rilanciare, da destra a sinistra e il presidente, calmo, sorridente, lento, non si nega: si ferma, saluta, ringrazia.