Il giudice del tribunale di Roma potrebbe decidere entro pochi giorni, forse già all'inizio della prossima settimana sull'istanza di revoca del sequestro dell'Archivio Vasari. Lo ipotizza l'avvocato degli eredi Festari, Alberto Marchetti che giorni fa aveva presentato la domanda di dissequestro e che oggi, insieme con il collega Carmelo Pirrone, ha partecipato all'udienza fissata nella capitale dal collegio giudicante del tribunale del riesame, presieduto dal giudice Capozze. «Siamo soddisfatti - commenta Marchetti - abbiamo depositato una gran mole di documenti e potuto argomentare a lungo le nostre ragioni. Siamo convinti di aver fornito ogni elemento utile a sgombrare il campo da ogni ipotesi di natura criminosa». Per dimostrare l'esistenza della Ross Engineering, la società russa che avrebbe acquistato per 150 milioni di euro ad Arezzo dai fratelli Festari il prezioso archivio, i due avvocati romani hanno fornito tra l'altro, secondo quanto riferisce Marchetti, l'atto costitutivo della Ross Engineering, il suo statuto, i documenti che riguardano il presidente e fondatore Vassili Stepanov, il certificato di iscrizione al registro delle persone giuridiche di Mosca, il certificato dell'agenzia delle imposte della Federazione Russa, il certificato di iscrizione della holding che controlla la società alla Camera di Commercio e Unione Industriali della Federazione Russa. «Siamo stati ascoltati a lungo - fa notare Marchetti - e siamo convinti di aver fornito ogni elemento utile a confermare l'inesistenza di qualunque presupposto per il sequestro».
Archivio Vasari: il legale degli eredi ottimista sul dissequestro
Il tribunale di Roma potrebbe decidere entro pochi giorni sull'istanza di revoca del sequestro dell'Archivio Vasari. L'avvocato degli eredi Festari, Alberto Marchetti, ha presentato la domanda di dissequestro e ha fornito una gran mole di documenti per argomentare le ragioni. I documenti includono l'atto costitutivo della Ross Engineering, il suo statuto, certificati di iscrizione alle registri delle persone giuridiche e delle imposte, e certificati di iscrizione alla Camera di Commercio e Unione Industriali della Federazione Russa. I due avvocati romani sono stati ascoltati a lungo e sono convinti di aver fornito ogni elemento utile a confermare l'inesistenza di qualunque presupposto per il sequestro.
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