Il Comune ha inviato le lettere di richiesta alla Regione. Pronta la relazione per Zaia Per il 5 giugno è prevista la visita dello staff del ministro Bondi assieme al referente europeo dell'organizzazione mondiale Sono state inviate in Regione in questi giorni dal Comune di Fumane le lettere per richiedere l'avvio dell'iter per la candidatura della Grotta di Fumane a Patrimonio dell'Unesco. Marco Peresani dell'Università di Ferrara, che da oltre vent'anni segue i lavori di scavo in grotta, ha predisposto una relazione da inviare in Regione a diversi assessori e al presidente, Luca Zaia, nonché in Provincia. «Sia il presidente della provincia Giovanni Miozzi, sia l'assessore regionale Massimo Giorgetti si sono mossi con molta energia», dice l'assessore al Turismo del Comune di Fumane, Giuseppe Totolo «e, a suggellare il lavoro dei nostri politici, sarà la visita di sabato 5 giugno alla Grotta di Fumane dello staff del ministro Sandro Bondi con i suoi collaboratori ai Beni culturali, accompagnati dal referente europeo per l'Unesco per visitare la Grotta di Fumane. È un evento importante, perché dirigenti nazionali e il ministro saranno a Fumane per la prima volta». Domenica 6 giugno dovrebbero recarsi poi a Molina, al Preistoria festival. Il programma è in fase di conferma da parte del ministero. «Un ringraziamento va anche ai dirigenti regionali e in particolare a Fausta Bressani, che collaborano attivamente al progetto e saranno il motore principale per arrivare al nostro obiettivo, cioè Grotta di Fumane patrimonio dell'Unesco. Questo porterà a Fumane un flusso turistico importante per gli operatori della zona». Peresani ha definito la Grotta di Fumane «un eccezionale archivio paleolitico», perché «scoperte analoghe sono state effettuate in un ridottissimo numero di località europee, in Francia nel sud-ovest e nell'Ardèche (Grotta Chauvet-Pont d'Arc) e lungo il corso del Danubio nel Giura Svevo». La Grotta di Fumane è ampiamente riconosciuta come uno dei maggiori monumenti della Preistoria noti in Europa. Le ricche testimonianze archeologiche conservate nei depositi di riempimento di questa cavità oggetto di ricerche, promosse dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto, dall'Università di Ferrara e dall'Università di Milano I, rappresentano una straordinaria documentazione del modo di vita dell'Uomo di Neanderthal e dei primi Uomini anatomicamente moderni. La sostituzione biologica e culturale tra le due specie è registrata in maniera fedele a Fumane, in una sequenza stratigrafica che scandisce le ultime occupazioni di Homo neandertalensis e le prime frequentazioni di Homo sapiens tra 45mila e 40mila anni fa; ciò conferisce a questo giacimento un valore assoluto per comprendere le dinamiche di uno dei principali cambiamenti biologici e culturali della storia recente dell'evoluzione umana. Inoltre la grotta si inserisce in un territorio come quello della Lessinia, caratterizzato da una grande ricchezza di giacimenti preistorici di elevata valenza scientifica. Non è un caso quindi che sia stato il Museo di storia naturale di Verona ad interessarsi per la prima volta a Fumane, nel 1964, quando furono esplorati i livelli più antichi esposti su una sezione a fianco della comunale che sale verso Molina e l'altopiano. La ripresa delle ricerche, nel settembre 1988, esaltò l'importanza del sito, tanto da indurre le istituzioni coinvolte a mettere in atto un impegnativo programma di ricerca, coordinato dalle due università in convenzione con la Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto e supportato dal Parco naturale regionale della Lessinia, dalla Regione del Veneto, dal Comune di Fumane e dalla Fondazione Cariverona.