Insorgono ambientalisti, politici e comitati, oggi in piazza. Deleonibus, ingegnere ambientale: «è una colonizzazione. Ma l'oro nero non c'è» Mancava solo un ok, quello del ministero dell'Ambiente, e ieri è puntualmente arrivato. Ora lo scontro tra governo italiano e territorio pugliese sulle trivellazioni al largo delle isole Tremiti è ufficialmente aperto. Il via libera concesso alla società irlandese Petroceltic Elsa di effettuare ricerche petrolifere nel nostro mare infiamma gli animi della politica locale, della società civile, dei sindacati, degli ambientalisti. Gran parte della giunta regionale è contraria a quello che è giudicato uno scempio delle risorse naturalistiche e turistiche del tacco d'Italia, mentre a livello europeo, un'interrogazione presentata da cinque parlamentari denuncia il rischio idrogeologico prodotto dagli interventi per la ricerca di petrolio nell'Adriatico, in particolare nella zona a soli 4 km della riserva marina delle Tremiti. Legambiente e Wwf sottolineano invece la pericolosità dalle onde sonore nelle ricognizioni sismiche che minacciano la fauna marina. Ma la caccia al petrolio di Puglia è solo l'ultimo colpo di mano nel basso Adriatico, il cui destino sembrerebbe essere quello di una grande piattaforma, dal Gargano alla costa molisana, passando per l'Abruzzo. Comitati, esponenti politici ed esperti si sono mossi da mesi e il tam tam cresciuto nel tempo sfocia oggi in una manifestazione di protesta a Lesina, per opporsi a quella che appare sempre più come una deliberata «colonizzazione del territorio». Ne è convinto l'ingegnere ambientale Giuseppe Deleonibus, dei Verdi, portavoce del comitato "No petrolio, Sì energie rinnovabili", in prima linea contro lo scempio ambientale e contro la sempre più probabile speculazione, proprio in una delle poche Regioni italiane dove si è registrato un surplus di energie pulite. «Non è un segreto che il ministro dell'Ambiente possiede il 21,5 delle aziende che si occupano di petrolio, mentre l'unico esponente politico della regione che si è detto a favore delle trivellazioni è l'ex consigliere regionale Tommy Attanasio, titolare di un'azienda petrolifera...». Senza contare che le compagnie petrolifere pagheranno allo Stato circa il 30 per cento tra royalties e tasse, mentre alla Regione resterà solo l'1 per cento. «Un'avventura dissennata», ha detto ieri Vendola: la sua giunta sta valutando attualmente un possibile ricorso al Tar contro il progetto della Petroceltic, una nuova mossa dei governi locali dopo che, già a febbraio, il Tribunale amministrativo di Lecce aveva sospeso gli effetti delle autorizzazioni rilasciate dai ministeri dell'Ambiente e per i Beni culturali per l'esecuzione dei sondaggi petroliferi previste più a Sud, al largo delle coste di Ostuni e Monopoli, dalla società Northern Petroleum. Espropriazione e affestamento del patrimonio, alla fine dei conti, potrebbero addirittura essere inutili. «Nelle fasce destinate alla trivellazione - spiega l'ingegner Deleonibus - le possibilità di trovare petrolio sono praticamente nulle. E seppure si trovasse, sarebbe un fango, ricco di zolfo, che bisognerebbe desolforizzare. Quel tipo di petrolio è molto sporco, rovina le tubazioni nel trasporto, oltre che l'interoecosistema. Non varrebbe quindi la pena: il procedimento avrebbe costi elevatissimi, da aggiungere a quelli dei sondaggi geo-sismici. Insomma, stiamo consegnando il territorio a devastatori ambientali interessati solo a una speculazione borsistica a brevissimo termine».
PUGLIA - Puglia Via libera del ministero dell'Ambiente alle ricerche di petrolio.
In Puglia, gli ambientalisti, i politici e i comitati si sono riuniti per protestare contro le trivellazioni petrolifere nel mare delle Tremiti. Il governo italiano ha concesso il via libera alla società irlandese Petroceltic per effettuare ricerche petrolifere. La giunta regionale è contraria al progetto, considerandolo uno scempio delle risorse naturalistiche e turistiche del tacco d'Italia. L'interrogazione presentata da cinque parlamentari europei denuncia il rischio idrogeologico prodotto dagli interventi per la ricerca di petrolio. Legambiente e Wwf sottolineano la pericolosità delle onde sonore nelle ricognizioni sismiche che minacciano la fauna marina.
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