Da Napoli ha lanciato lArte povera e Kosuth, a Milano ha portato le torri di Kiefer. Ora apre un palazzo-galleria "Credo che in questa città si debba smettere di considerare la cultura un vuoto a perdere. Se lavessi fatto anchio oggi non sarei qui" Sembra un museo! Cè da scommettere che sarà questo il tam-tam cittadino, quando a mezzogiorno del 15 maggio Lia Rumma aprirà i battenti della sua nuova galleria in via Stilicone 19, alle spalle del Cimitero Monumentale. Una ziggurat in cemento bianco, facciata compatta dal rigore nipponico (fa pensare al New Museum dei SANAA, a New York), cinta da una veranda «che è come una corona», dice, e la proclama signora dellarte contemporanea cittadina. Minuta ma inossidabile, Lia Rumma ha da sempre la capacità di pensare in grande, senza complessi. Alle spalle, una gloriosa carriera quarantennale iniziata a fianco del marito Marcello, prima a Salerno, poi ad Amalfi nel '68, con la rassegna internazionale di Arte Povera curata da Celant. Nel '69, ha aperto in un vecchio garage, con una memorabile mostra di Kosuth, la sua prima galleria napoletana (oggi è in via Gaetani) e negli anni ha messo a segno operazioni come la personale di Gino De Dominicis al Museo di Capodimonte o, a Milano (dove è approdata nel '99, in via Solferino), gli spettacolari Sette Palazzi Celesti di Kiefer allHangar Bicocca, nel 2004. Il nuovo spazio è una scommessa, non solo per via dei quattro piani, due terrazzi e oltre 1000 metri quadrati di superficie, ma anche perché fuori mano rispetto alle aree cittadine più popolate dai colleghi, da Lambrate a Porta Venezia. «Siamo centrali: dalla vecchia sede a qui, bastano tre minuti in taxi. E poi abbiamo dei buoni vicini come la Fabbrica del Vapore, la scuola civica di musica di Villa Simonetta, la Fonderia Battaglia, dove lavorano tanti scultori italiani». A firmare ledificio, niente archistar: Lia Rumma ha lavorato a doppio filo - e, di sicuro, con la barra del timone ben salda in pugno - con uno studio milanese, CLS architetti. «Per me era importante che questo spazio aderisse come un guanto alla mia idea di luogo per larte, perché quelli che vedo non mi piacciono mai. Volevo che entrando lo spettatore provasse un rapporto diretto con lopera, senza distrazioni. È inondato di luce e ha proporzioni classiche anche perché mio padre era un ottimo dantista e un latinista, e la classicità è la vera radice della nostra cultura. E infatti inauguro con Ettore Spalletti, un maestro che si può collocare serenamente tra Brunelleschi e Piero della Francesca». La cifra spesa per acquisire il lotto, demolire il capannone preesistente e ricostruire da zero i volumi non la rivela, ma giura di aver eliminato ogni orpello inutile, stando «attenta ai particolari, che sono la mia malattia. E poi mi sono fatta un regalo: tanta luce naturale, regolata alla perfezione, e una caffetteria in terrazza con una vista mozzafiato, che mi ricorda quella in cima al Beaubourg». Per salire e scendere un ascensore interno e unimponente scala esterna in metallo, sul retro, abbinata a un montacarichi gigante. Il deposito troverà posto in uno spazio adiacente già in cantiere. Nonostante la crisi, allora è disposta a scommettere su Milano? «Non lo sa quasi nessuno, ma io sono calabrese dorigine, nata a Voghera, e ho trascorso i primi anni a Como; in Campania mi sono trasferita negli anni '50, con la famiglia. Tornare a Milano, per me è un modo per chiudere il cerchio. La crisi serve a riflettere sugli errori da non ripetere: bisogna rischiare, investendo concretamente sulle idee, rinnovarsi sempre. Lezione che ho imparato dagli artisti. Certo, a volte questa città ti fa cadere le braccia: sono mesi che combattiamo per farci allacciare il gas». E del museo darte contemporanea che non arriva mai, che cosa pensa? «Il problema, non sono i volumi, ma le prospettive. Credo che la politica debba smettere di considerare la cultura un vuoto a perdere. Se lavessi fatto anchio, oggi non sarei qui. Economia e cultura possono convivere, basta gestirle bene, con le idee chiare. Ma insomma, lo vogliamo fare questo museo?».
MILANO - Quattro piani e una terrazza da Beaubourg "Così scommetto sullarte a Milano"
Lia Rumma, una gallerista napoletana, ha aperto una nuova galleria a Milano, chiamata "Credo", in via Stilicone 19. La galleria è una struttura moderna con quattro piani, due terrazzi e oltre 1000 metri quadrati di superficie. Lia Rumma ha lavorato a doppio filo con uno studio milanese per creare un luogo per l'arte che aderisce alla sua idea di cultura. La galleria è stata inaugurata con una mostra di Ettore Spalletti, un maestro che si può collocare tra Brunelleschi e Piero della Francesca. Lia Rumma è calabrese d'origine, nata a Voghera, e ha trascorso i primi anni a Como.
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