Fano Un nuovo passo avanti verso la restituzione del Lisippo è stato compiuto nella giornata di ieri, quando il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pesaro Raffaele Cormio ha respinto la richiesta di sospensione della confisca della statua bronzea dell'Atleta di Lisippo, avanzata dal Museo Getty. Ciò significa che l'ordinanza emessa dal giudice Lorena Mussoni solo un paio di mesi fa continua ad essere perfettamente valida e tale da imporre la confisca della statua in qualunque luogo essa si trovi. E' la seconda volta che la fondazione americana tenta di ostacolare le legittime rivendicazioni italiane a riottenere ciò che è stato espatriato clandestinamente, ma entrambe le volte i giudici le hanno dato torto. Ora non rimane che la sentenza della Cassazione, a cui contemporaneamente all'opposizione all'ordinanza di confisca, il museo statunitense, rappresentato dall'avvocato Alfredo Gaito, ha fatto ricorso. Al tempo stesso nulla osta ad attivare quella rogatoria internazionale che dovrebbe consentire ad un giudice americano di recepire la sentenza del giudice di Pesaro. Il ricorso al Tribunale, attivato dalla associazione Le Cento Città, rappresentata dall'avvocato Tristano Tonnini, sta ottenendo un risultato a cui molti non credevano all'inizio di questa battaglia: ha fatto sì che un Tribunale emettesse una sentenza di restituzione della statua, cosa che prima non era mai accaduta, e ha rilanciato il caso del Lisippo in ambito nazionale, mobilitando di nuovo anche il ministero dei beni culturali. Si sono efficacemente opposti al ricorso presentato dal Getty anche l'avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli e il pm Silvia Cecchi. A questo punto commenta Alberto Berardi - non si capisce l'atteggiamento, sotterraneamente ostile, di qualcuno che si ostina a sostenere che L'Atleta di Fano non sarebbe opera di Lisippo (il professor Mario Luni, ndr) quando autorevolissimi studiosi hanno sempre affermato il contrario. Noi correttamente, abbiamo sempre usato la dizione: "attribuito a Lisippo". Se esistono prove certe del contrario siano esibite altrimenti è meglio tacere". Dopo il secondo pronunciamento favorevole di un giudice, Berardi è lapidario: "Avevamo dalla nostra parte la ragione, ora abbiamo anche la giustizia". Massimo Foghetti,