Strage di antiche caditoie: «erano troppo pesanti» Aster: «Li abbiamo buttati via». La Sovrintendenza scrive al Comune ANTICHI TOMBINI di pietra asportati e sostituiti con moderni tombini di metallo. È accaduto in diversi angoli del centro storico dove, spiazzandola Sovrintendenza ai beni artistici, le feritoie o caditoie ottocentesche in arenaria sono scomparse. Al loro posto Aster, l'azienda tuttofare del Comune le cui mansioni spaziano dal giardinaggio alla manutenzione delle strade, ha messo delle feritoie in ghisa. Sul perché dell'intervento Mauro Grasso, direttore di Aster, dà due spiegazioni. Primo: «Motivi di manutenzione. Le vecchie caditoie in pietra sono molto più difficili e costose da mantenere». Secondo: «Sono anche molto più pesanti. Per sollevarle non basta un uomo, ne servono due. Per questo l'Amiu, quando deve pulirle, chiede il nostro intervento». Anche Giuliano Peirano, architetto e funzionario della Sovrintendenza conferma che «mi è stato spiegato da Aster che la sostituzione si sarebbe resa necessaria in quanto Amiu non effettuerebbe la pulizia delle caditoie». Amiu, infine, conferma ma soltanto in parte: ammette che le feritoie in pietra pesano troppo, «per sollevarle - spiegano dall'ufficio stampa - dobbiamo ogni volta rivolgerci ad Aster, che interviene inviando due uomini sul posto». Ma nega di avere mai chiesto ad Aster di sostituirle: «È stata una loro iniziativa». Di chi sia la responsabilitàè, dopotutto, secondario. Il punto è un altro: perché quei tombini ottocenteschi sono spariti? E che fine hanno fatto? «Li abbiamo buttati via», chiarisce Grasso precisando però che «siamo intervenuti soltanto in pochissimi casi, e solo dove i tombini antichi erano rotti». Ma le foto pubblicate in questa pagina dimostrano che i tombini antichi rimossi non erano affatto, non sempre almeno, rotti. E nemmeno pochi: in piazza delle Vigne Aster ha sostituito tombini in pietra con tombini in metallo. Quindi, nel giro di poche settimane, ha nuovamente sostituito quei tombini in metallo con altri tombini in metallo ma di formato diverso. Anche in piazza Soziglia l'antico tombino in pietra di fronte alla pasticceria Romanengo è scomparso, e al suo posto ne è comparso uno in ghisa. Un altro manufatto in arenaria, divelto dal suo sito in via Orefici, è invece tornato dopo qualche giorno al posto giusto. Inserito, però, nel modo sbagliato: non a secco tra le lastre, ma cementato ai bordi. Le caditoie in pietra del centro storico sono tutelate dalla Sovrintendenza. Se un cittadino, o un'azienda privata, si azzardasse a sostituirle senza autorizzazione «verrebbe segnalato all'autorità giudiziaria», spiega Giuliano Peirano. Aster ha goduto di un trattamento privilegiato: non ha chiesto nessuna autorizzazione, ma non verrà sanzionata. «Non abbiamo sporto denuncia. In fondo - dice Peirano - non siamo un corpo di polizia e non possiamo andare avanti a colpi di denunce. Però abbiamo scritto una lettera all'azienda e al Comune, raccomandandoci che non accadano più episodi del genere». Sulla sorte delle caditoie piange Francesco Pirella, piccolo editore a Genova, dove dirige il Museo della stampa e coltiva privatamente un insolito hobby: collezionare tombini antichi. «Spesso - spiega - sono opere straordinarie dal punto di vista storico. Vere e proprie opere d'arte. Sostituirle con griglie in ghisa avvilisce l'ambiente, anziché preservarlo». margioccoilsecoloxix.it