viaggio tra mosaici rappezzati e pavimenti distrutti E un rivo minaccia il ponte Monumentale C'È UN PALAZZO protetto da Nettuno. Al civico 26. L'insegna di una pasticceria sovrasta un bassorilievo gradioso sopra il portone, con il dio del mare fra le onde. Nere di smog. In facciata delfini e code squamate che si intrecciano. È la sfrenata fantasia di via Venti che ti dà, en passant, una lezione di mitologia mentre sei stipato sul "30". C'è un grifone dorato con la lingua di fuoco che sprizza vitalità dallo spigolo di un palazzo, violento quasi, ma gioca a nascondino con la croce luminosa di una farmacia. Le insegne sono una sfilata sotto i soffitti a cassettone, uno diverso dall'altro, con rose e animali, ventagli e teste. Alcuni soffitti si stanno sbriciolando, altri sono più resistenti all'usura del tempo e all'indifferenza ostile della città e dei suoi amministratori. Ma sotto questo cielo di stucchi hanno passeggiato i genovesi che nell'anteguerra andavano a ballare da Capurro o dal Ragno D'Oro, e qui facevano i pavoni uomini in frac diretti nei diversi teatri, ma anche le guardie regie. Si andava al Verdi a vedere la prima di "Via col Vento" e il caffè, dopo una notte di bagordi, si gustava al Preti che chiudeva all'alba. Uscendo dalla macchina del tempo, ci si imbatte nel presente di una strada monumentale, collegamento naturale tra il medioevo del centro storico e la città ottocentesca di Albaro, che sta diventando davvero impresentabile. Mosaici in parte rifatti, ma il tratto più consistente è di pavimenti musivi distrutti, pezzati di cemento, lerci, anche all'ingresso di importanti negozi. Un arredo urbano di manifesta indisciplina dove si permette una targa di accecante giallo su un palazzo firmato da Coppedè, la cui bellezza è da antologia, dove qua e là su marciapiedi dehors ed edicole si sono piazzati come e dove hanno voluto, «protetti da stratificazioni di diritti accumulati negli anni», commentò a suo tempo il direttore dell'Estetica di Tursi presentando quegli interventi che non sono mai stati fatti. A suo tempo la facoltà di Architettura aveva completato e consegnato al Comune una serie di progettazioni (gratuite) riguardo appunto l'arredo urbano, l'illuminazione, la segnaletica, le insegne. Progettazioni rimaste nel cassetto. «La strada simbolo dell'avvento della modernità -come la definisce l'architetto Gianni Bozzo che qualche anno fa per conto della Soprintendenza aveva seguito l'iter (abortito) del complessivo restyling - dove sono moderne anche le citazioni di vari stili a dimostrazione della diffusione della cultura» oggi non riesce più a comunicare questo gioco di linguaggi architettonici. L'eterno ponteggio sopra l'arco che sovrasta l'ingresso in via Roccatagliata Ceccardi ha le basi fasciate dal legno dove ognuno appiccica il proprio volantino. Indegno di una passeggiata nel liberty, nel decò, nel neogotico, in questo intreccio di stili esuberanti che si susseguono ininterrottamente nelle facciate dei palazzi. Che non hanno conosciuto ristrutturazione, pulitura. Perchè i proprietari non hanno voluto usufruire di alcuna agevolazione per contribuire a recuperare splendore. Splende invece l'ultimo restauro, quello dei portici sottostanti Santo Stefano. Qualche graffito non deturpa per ora il gioco delle pietre bianche e nere. Si dice che la orribile pavimentazione fatta di cocci giallastri, simile a quella di una cucina anni Cinquanta, potrebbe essere rifatta, a breve, dal Comune. Ma non si trova conferma. I pochi interventi di restauro che si sono faticosamente succeduti in questi anni - le facciate ripulite di 5 dei 30 palazzi, il portico di Santo Stefano appunto, una parte dei mosaici - fanno ancor più risaltare l'indecenza di tutto il corredo architettonico che è rimasto pesantemente sporco, rattoppato. La nota più dolente, più stonata, la suona il Ponte Monumentale. I danni causati da un rivo di corso Podestà non canalizzato e un vecchio tubo che vi scorre all'interno sta trasformandolo in un mastodontico pericolo pubblico perché appunto l'umidità lo sta minando. E non è solo dunque un fatto estetico. Ai suoi piedi quelle due piazzette, piccole ma caotiche con la sfilza dei cassonetti. Gli assessori comunali nel 2003 annunciano di stanziare 54 mila euro per la progettazione delle piazzette e altri 220 mila per l'arredo urbano. bonomettiilsecoloxix.it
LIGURIA - Via XX Settembre, la nobiltà decaduta dell'arredo urbano
Via Venti è una strada monumentale di Genova, collegamento tra il centro storico e la città ottocentesca di Albaro. La strada è caratterizzata da pavimenti musivi distrutti, mosaici rifatti e insegne sovrastanti. La strada è stata oggetto di interventi di restauro, ma molti palazzi e negozi sono ancora in cattivo stato. Il Ponte Monumentale è stato danneggiato da un rivo di corso Podestà e un vecchio tubo, e gli assessori comunali hanno annunciato di stanziare fondi per la sua riparazione. La strada è un esempio di come la modernità non riesce a comunicare il gioco di linguaggi architettonici.
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