Gentile: "Giambrone ci chiami intanto riduca i costi" Però il peso dei contributi pubblici deve tener conto anche del fatto che a Roma o Milano ci sono investitori dieci volte più numerosi Sono imprenditori, banche, associazioni, singoli, fondatori o sostenitori del Maggio, o membri del Comitato Fund raising, impegnati in varia misura nel sostegno economico del Comunale (dal milione e 300 mila euro dellEnte Cassa di Risparmio, ai 100 mila euro di Gucci, ai 50 mila di Mps, ai 40 di Confindustria, Bassilichi, Gruppo Fingen, Università). «Firenze non è né MilanoRoma, il cui bacino di utenza è molto più grande e dove reperire risorse è più facile», avverte il presidente di Confindustria Giovanni Gentile. Il diverso rapporto fra contributi pubblici e privati fra i vari teatri italiani, insomma, ha una spiegazione. E tuttavia, aggiunge Gentile, «i privati bisogna invogliarli, rivedendo lintera struttura del bilancio del Teatro, per garantire che i loro contributi non vadano sprecati». Conclusione: «Disponibili a sederci a un tavolo con le istituzioni e i vertici del Comunale, per parlare di un nostro maggiore impegno, ma anche di come razionalizzare i costi». «Da dieci anni, a Firenze, nessuno cerca davvero nuovi soci e nuovi fondi, né motiva i pochi privati rimasti» protesta Mario Razzanelli, membro del Fund Raising. E Jacopo Mazzei, ad di Fingen (Fratini) ne è convinto: «Il ministero ha ragione a pretendere un miglioramento dei conti del Comunale, un Teatro non può andare avanti con un cronico squilibrio fra costi e ricavi», dice, ricordando, peraltro, di essere «anche consigliere dellEnte Cassa, cioè del maggior contribuente privato». Insomma: dai privati si vuole di più? «Si raddrizzino i conti, si imposti un progetto di risanamento strutturale e di lungo periodo, e tutto si rimetterà in moto». E a queste condizioni, «tornerebbe in gioco anche il gruppo Ferragamo, uscito dalla Fondazione un anno fa dopo 25 anni, e «nonostante il nostro amore per il Comunale e il Maggio», proprio a causa, spiega Ferruccio, presidente della maison, «del cattivo utilizzo che è stato fatto dei soldi», ora devoluti alla Fondazione Meyer. «Prontissimo ad aprire un tavolo con i privati per riguardare la struttura del bilancio, e prefigurare più contributi da parte loro» risponde il soprintendente Francesco Giambrone. Che però avverte: «Sugli sprechi abbiamo già lavorato, e siamo al limite oltre il quale si rischia di danneggiare la qualità della produzione». Quanto ai privati, «lo Stato» osserva «non può pensare che un loro maggiore impegno corrisponda a un suo disimpegno, le risorse da reperire sul territorio devono essere aggiuntive, non sostitutive, come accade quando non si garantisce nemmeno il minimo per sopravvivere». E ora, dice il soprintendente, lobiettivo di tutti deve essere il nuovo auditorium della Leopolda, «che, come è accaduto a Roma per Santa Cecilia, avrà un sicuro effetto-volano sul territorio, richiamando nuove risorse, e allestero, dove si spera di intercettare grandi sponsor internazionali».