Abusivismo edilizio a Napoli: grazie al condono, quasi pronti un palazzo di 5 piani e 100 box auto nella roccia NAPOLI«Lo scheletro sta mettendo carne», dice Antonio. Fuor di metafora la carne è il cemento. E il cemento sta rimpolpando i cinque piani dell'immobile, l'intonaco sta affrescando i pilastri e la rete metallica sta rinforzando l'ossatura. «Tra qualche mese, quando il velo di pannelli e coperte saia tolto, il mostro potrà pure respirare. Grazie al condono». Il mostro è quello che un giorno, a lavori finiti, sarà chiamato «Villa Martinelli». Siamo sotto la dorsale di via Posillipo che da Mergellina si snoda in salita tra parchi, l'ombrello dei pini e il golfo che appare come un lago circolare cinto dalle marine di Napoli, Capri e Sorrento. Insomma, è la cartolina di Napoli, la meta del Grand Tour. Il mostro è stato quasi incavato nella roccia tufacea di piazza San Luigi. Lassù i mattoni valgono quanto l'oro, fino a 7 mila euro al metro quadro. Per non parlare del sottosuolo, memoria storica: un tempo gli «sgrottati» servivano da rifugio per le incursioni aeree. Ora in quell'antro di tufo di oltre 1.600 metri quadrati, sotto via Posillipo, qualcuno sta pensando di metter su un maxi-garage. Sotto alla «Villa», naturalmente: un Una sanatoria negata, un ordine di demolizione congelato, un'ordinanza che azzera tutto Intanto i lavori vanno avanti centinaio di box per le auto, da vendere a lOOmila euro ognuno. Il cantiere è aperto. Si scava: i camion vanno e vengono, portano polveri e pietrisco di tufo. Insieme al radon, potente gas cancerogeno. «Villa» e garage potrebbero far parte di un solo pacchetto da gestire o da vendere, a cifre da capogi-ro. Bisogna aspettare il 31 dicembre, termine prorogato dell'ultimo condono, per vedere come va a finire. Intanto si lavora, nonostante ci sia un diniego di sanatoria, un ordine di abbattimento congelato dal Tar e, per finire, un'ambigua ordinanza del Comune di Napoli che di fatto azzera tutto. Dove ora avanza il cemento, quarantaquattro anni fa c'era solo uno scheletro di edificio. Abusivo. Perfino l'amministrazione di Achille Lauro, responsabile secondo alcuni storici di aver messo le «mani sulla città» (in una notte spazzò via i lecci di piazza Municipio) bloccò il manufatto fuorilegge. E in seguito un commissario prefettizio ne ordinò pure la demolizione. Mal'"incompiuta", recintata e abbandonata, è rimasta così per quasi mezzo secolo. La legge si sveglia nel dicembre del 2002. Un'ordinanza comunale intima al proprietario di mettere in sicurezza la struttura e contemporaneamente di «eseguire opere di consolidamento statico». Il provvedimento lascia di stucco i condomini del Parco Martinelli («Nessuno mai ha avanzato richieste in tal senso», spiega Antonio). Ma soprattutto «perplessa» la Soprintendenza che non ha mai avuto dubbi nel benedire quel fazzoletto di terreno come area protetta e di eccezionale valore storico, ambientale, paesaggistico: «Non si è mai visto che rischi e pericoli possano essere eliminati con opere di consolidamento statico», recita una nota inviata al Comune. Anzi, argomenta il soprintendente Enrico Guglielmo, «più che altro sembrano opere aggiuntive». E ordina: demolitelo. Invece, attorno allo scheletro nasce un vero e proprio cantiere. Nel marzo del 2003 il manufatto viene acquistato da Gianfranco Gambardella: con una procura speciale lo vendeasestesso. Costituisce una società e la battezza «Villa Martinelli srl». I veri eredi Martinelli per tutelare il loro buon nome prendono le distanze dalla neonata dicitura commerciale. I condomini invece per combattere il mostro di via Posillipo danno vita a un comitato. Inondano di raccomandate, esposti, fax, gli uffici della Procura, Legambiente, Comune e forze dell'ordine. «Eccoli i faldoni», dice Antonio, mostrando quattro pile di documenti. E ne sfila uno. Il 6 aprile del 2004 dagli uffici di Palazzo San Giacomo, sede del Comune, arriva all'indirizzo della «Villa Martinelli srl», il diniego ufficiale e definitivo della sanatoria edilizia. Due mesi dopo l'Anti abusivismo ne ordina la demolizione. A Posillipo arrivano le ruspe scortate dalle forze dell'ordine. MaunasospensivadelTar, sventolata dal proprietario, blocca la procedura. Le ruspe ritornano nei garage comunali. Da allora si lavora senza sosta, anche di sabato, a «Villa Martinelli». E in pieno agosto. «Legittimati» da un'altra ordinanza che revoca la precedente e autorizza di nuovo «opere provvisionali di sicurezza».