Cosa unisce e cosa divide culture lontane come quella di Augusto e del primo sovrano cinese Shihuangdi? Uno studio per la prima volta le mette a confronto Tra le differenze, anche luso della immagine degli imperatori e delle loro "Res Gestae" Si possono comparare le culture? Certo, anzi si deve farlo, purché lo scopo sia non quello di affermare che la "mia" cultura è la migliore, ovviamente, ma quello di capire come funzionano i meccanismi culturali. La comparazione può puntare su ciò che accomuna, oppure su ciò che divide: meglio ancora, si può cercar di vedere che cosa è presente in una certa cultura e che cosa, a volte sorprendentemente, "manca" in unaltra. Prendiamo ad esempio listituto delleredità. Si sa che nella cultura occidentale esso è modellato sulle relazioni di parentela, è disciplinato da leggi specifiche, e soprattutto è fonte di liti a non finire. Se a questo punto, con spirito comparativo, si va a guardare come funziona leredità nella cultura Rom, si scoprirà che, semplicemente, questo istituto non esiste. Fra i Rom i beni di un defunto non sono destinati ad accrescere quelli di un vivo. Si tratta di unassenza di grande importanza, naturalmente, perché dovrebbe subito farci riflettere sul seguente problema: perché "noi" invece leredità ce labbiamo? E questo che cosa significa? Naturalmente si possono comparare sia culture vicine che culture lontane, nel tempo e nello spazio. Per esempio, quella greca e quella romana sono state comparate varie volte. Ma che dire della Cina? Cè qualcuno che si è dato la briga di comparare la Cina antica con le "nostre" antichità, quelle greche e romane? Geoffrey Lloyd lo sta facendo già da tempo, mettendo a confronto pensiero greco e pensiero cinese. Adesso, per fortuna, si comincia a farlo anche con Roma. Ma perché ciò accadesse, occorreva (come si dice) una storia di vita. Ventanni fa Fritz-Heiner Mutschler, brillante latinista educato alluniversità di Heidelberg, decise di andare a insegnare in Cina. Lo stupore fu grande, almeno da parte di molti: che ci faceva un classicista tedesco prima a Changchun, Manciuria, e poi a Tientsin? Semplice, insegnava la "civiltà occidentale", e intanto studiava quella cinese. Rientrato in Germania e divenuto professore (di latino) a Dresda, Mutschler non ha però dimenticato il suo antico amore. Così Oxford University Press ha pubblicato una massiccia raccolta di saggi, edita da lui e dal sinologo Achim Mittag, dal titolo Conceiving the Empire. China and Rome Compared. Roma e la Cina vengono insomma "comparate" su un tema specifico e tuttaltro che secondario: limpero. Al centro della riflessione sta il modo in cui questo istituto politico venne concepito e realizzato in due grandi realtà che ebbero vicende parallele e, talora, contemporanee, seppure separate dalla distanza geografica, dalla lingua e dalla cultura. Che cosa si scopre leggendo questi saggi? La scelta è ardua, ma possiamo provare a darne almeno unidea. Si sa che la nozione di impero fu acquisita solo faticosamente a Roma, e continuò a rimanere in tensione, in qualche modo, con le istituzioni "democratiche" che lavevano preceduta. In Cina non fu così. Lesistenza dellimpero venne data per scontata fin dallinizio, e questa istituzione non fu mai posta in rapporto di rivalità, politica o semplicemente intellettuale, con altre possibili forme di governo. Se lesistenza di "leggi" scritte inoculava nei cittadini dellimpero romano unidea di uguaglianza di fronte ad esse, in Cina prevalse invece la figura dellimperatore come figlio del cielo: e come tale portatore di un mandato celeste (tianming) che ne faceva un elemento di mediazione fra cielo e terra, destinandolo a mantenere le cose del mondo in armonia con lordine cosmico. Di conseguenza, per limperatore cinese lelemento chiave della propria sovranità non era costituito tanto dalle "leggi", quanto dal rituale e dalle offerte sacrificali. Unaltra grande differenza fra i due imperi consiste poi nel ruolo che vi svolse la scrittura della storia. È vero che a Roma questa fu unattività aristocratica, da senatori, ma essa non fu mai connessa al governo della città. La scrittura della storia rimase essenzialmente "privata", legata allotium di chi si era ritirato dalla politica o la praticava negli intervalli di essa. In particolare, a Roma le forme e il contesto della storiografia si modificarono nel corso dei secoli - Livio fu uno storico a tempo pieno, che non esercitò alcun ufficio pubblico, più tardi Tacito ambì riprendere il modello dello storico senatore e indipendente. Al contrario, in Cina le forme della storiografia non solo mostrano unimpressionante omogeneità nel corso dei secoli, ma il contesto in cui esse si realizzarono fu sempre quello "politico" della corte imperiale. Ancora una differenza comparativa, stavolta nel campo della concezione dello spazio. Anche se Augusto plasmò progressivamente Roma in funzione del suo progetto imperiale, le architetture da lui commissionate furono comunque concepite per i cittadini - i marmi, gli oggetti, le statue trasferite in città dai paesi conquistati erano lì per tutti. In questo modo i cittadini erano in qualche modo invitati a partecipare, con il sovrano, dellorgoglio per le imprese compiute. Al contrario, nella capitale cinese la separazione fra gli spazi imperiali e quelli destinati ai cittadini rimase assoluta: la capitale cinese era "palaziale", quella romana era "civica". Anche nella comunicazione della regalità, se così si può dire, le differenze appaiono sostanziali. Se a Roma il ritratto di Ottaviano fu usato, fin dallinizio, come strumento di propaganda per il nuovo assetto politico - e il volto degli imperatori mantenne una presenza stabile nei luoghi pubblici - in Cina lesposizione dellimmagine imperiale fu praticamente sconosciuta. Ma la differenza forse più esplicita ce la forniscono le celebri Res gestae che secondo il volere di Augusto, il fondatore dellimpero, dovevano essere incise nel bronzo ed esposte di fronte al suo Mausoleo, nel mezzo di unarea destinata al pubblico. Il primo imperatore cinese, Shihuangdi, fece incidere anche lui la sua iscrizione - ma su una stele eretta in cima a una montagna remota e inaccessibile, dove nessuno lavrebbe letta. Il fatto è che Augusto voleva comunicare con i cittadini, Shihuangdi si rivolgeva ai poteri cosmici.
Dal palazzo alla città, il potere in Cina e a Roma
Un gruppo di studiosi ha pubblicato un libro che confronta la cultura romana e la cultura cinese antica. Il libro, intitolato "Conceiving the Empire. China and Rome Compared", esamina come le due culture abbiano concepito l'impero e come abbiano differenziato le loro istituzioni politiche. I ricercatori hanno scoperto che la nozione di impero fu acquisita solo faticosamente a Roma, mentre in Cina esisteva fin dall'inizio. In Cina, l'imperatore era considerato un figlio del cielo e portatore di un mandato celeste, mentre a Roma l'imperatore era considerato un leader politico.
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