Come cogliere istanze e bisogni anche se latenti GROSSETO. Un ambiente urbano a misura d'uomo con spazi adeguati per lavoro, svago e socialità, è il fondamento del benessere di una comunità. Per questo è importante, per chi progetta la città e il suo sviluppo, saper cogliere istanze e bisogni, anche latenti, di chi la città la vive ogni giorno. Con questo spirito, per il quinto anno consecutivo, Grosseto sarà teatro di una iniziativa inserita nell'ambito del progetto "memoria e identità". È in questo contesto che si tiene oggi dalle 16 nella Sala contrattazioni della Camera di Commercio il convegno di psicologia urbanistica "Uomini e Città". Un appuntamento che si pone come obiettivo prioritario quello di evidenziare la correlazione tra la qualità dell'abitare e la qualità del vivere in riferimento all'ambiente fisico costruito. «Vivere bene - dice il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi - è possibile solo in una città che offre ai suoi cittadini adeguati spazi di incontro e di scambio, una città che viene progettata tenendo ben presenti i bisogni dei suoi cittadini». La psicologia, in quanto disciplina che permette di raccogliere istanze e bisogni anche latenti di chi vive la città, affiancando nel momento della progettazione, discipline tradizionali di ambito quali l'urbanistica e l'architettura - e nuove quali l'antropologia, la semiotica, la sociologia, la "geografia" - può avere un ruolo in questo? Enti promotori del convegno evento, che riprende il Simposio "La psicologia urbanistica - La città dell'uomo" organizzato a novembre 2009 a Firenze dall'Ordine degli Psicologi della Toscana su idea e coordinamento della dottoressa Vanna Bertoncelli, sono l'Ance di Grosseto, il Comune di Grosseto, il corso di laurea in conservazione e gestione dei beni archeologici dell'università di Siena (sede di Grosseto), l'Ordine degli architetti della provincia di Grosseto con il patrocinio della Cciaa e della Provincia. L'evento, aperto al pubblico, è rivolto in particolare ai tecnici e agli operatori economici di settore e alle istituzioni pubbliche per un esame del rapporto "qualità del progettare-qualità della vita" e per una riflessione sulla dimensione etica dei progettisti, dei costruttori ma anche degli utenti. Il diritto alla città, dunque, con la fruizione dei valori estetici riferibili sia agli spazi pubblici che a quelli privati. Con un'attenzione particolare ai giovani, visto che il concetto di bello non è innato, ma lo si acquisisce nel tempo. Ai giovani infatti va fornita l'educazione all'immagine come forma di alfabetizzazione estetica.