Abusivismo, in cdm schema decreto stop demolizioni per 600 casi Roma, 22 apr (Il Velino) - Sospese fino al 31 dicembre 2011 le demolizioni di immobili "esclusivamente destinati a civile abitazione a seguito di condanna penale" purché occupate da soggetti "sforniti di altra abitazione". È quanto prevede un decreto legge che verrà portato al prossimo Consiglio dei ministri e che riguarda, tra le altre cose, anche le disposizioni urgenti per garantire le immunità degli Stati esteri dalla giurisdizione italiana in conformità alle norme internazionli e differimento dei termini relativi alle elezioni per il rinnovo dei Comitati degli italiani all'estero e del Consiglio generale degli italiani all'estero. Il provvedimento trae spunto dalla "straordinaria necessità e urgenza di sospendere le demolizione" in virtù della "gravissima situazione abitativa che ne risulterebbe ulteriormente compromessa" anche a causa dell'applicazione della sentenza 199 del 2004 della Corte Costituzionale che ha ritenuto illeggittima la delibera della giunta campana del 2002 e del 2003 stabilendo che "non spetta alla regione Campania e per essa alla Giunta regionale adottare un atto con il quale si nega efficiacia nel territorio di competenza ad un atto legislativo dello Stato". Secondo quanto si legge nella relazione illustrativa che accompagna il provvedimento queste delibere della giunta campana "hanno tuttavia prodotto l'effetto di creare una situazione di incertezza che si è protatta fino ai giorni nostri". Si tratta di circa 600 casi che coinvolgono altrettante famiglie e attraverso lo stop alle demolizione si intende non solo evitare di aggravare il già pesante deficit abitativo della zona ma anche fermare le demolizioni delle prime abitazioni in attesa di una ricognizione sulla situazione "di fatto e di diritto". Il decreto legge esclude comunque i casi in cui le demolizioni siano state ordinate sulla base di un riscontro di pericolo per "la pubblica o privata incolumità derivante dall'edificio del quale sia stata disposta la demolizione in sede penale". (Alessandro Sperandio)