È IL volto più oscuro e doloroso dello Steri, il palazzo trecentesco dei Chiaromonte, sede del rettorato e, nei secoli, residenza dei viceré, dogana e, appunto, sede del Tribunale dell'Inquisizione. Qui dal 1601 al 1782, in nome di Dio, migliaia di innocenti furono derubati dei loro averi, interrogati e torturati dagli uomini di Torquemada. Una storia che ha appassionato storici e scrittori come Leonardo Sciasela (che in Morte dell'Inquisitore racconta dell'assassinio di Lòpez de Cisneros da parte di frate Diego La Matina) e che adesso torna alla luce attraverso il restàuro delle celle del palazzo. Domani alle 10,30 nella Sala delle Armi dello Steri, il lavoro realizzato finora dall'Università e dalla Soprintendenza, sarà presentato alla stampa. Un'anteprima tra le impalcature degli scavi che gli esperti hanno eseguito prima di procedere al restauro vero e proprio, ma soprattutto tra i graffiti realizzati dai prigionieri e rimasti sepolti per centinaia di anni. Opere fotografate nell'Ottocento da Giuseppe Pitré che passò in rassegna le mura del palazzo e i documenti storici del Santo Uffizio. Reperti che raccontano delle migliala di militanti dell'Inquisizione (25 mila impiegati in Sicilia di cui 15 mila solo a Palermo) e dei roghi (188 in 293 anni) . Sulle mura delle segrete, Pitré aveva trovato frasi cariche di dolore (Niscitì di speranza vui ch'intrati, recitava una di queste) e numerosi graffiti. Tra gli altri, quello di un dragone alato e dalla lingua infuocata, un modo per il condannato di propiziarsi la liberazione perché secondo i detti popolari lo sguardo del drago rompeva anche le pietre. Adesso quelle testimonianze sono state dissepolte per essere interamente restaurate. Un'operazione da otto milioni di euro che ridarà luce e splendore a tutto il patrimonio inventariato dal Pitré avvalendosi della consulenza del direttore della sezione dei Beni culturali del Cnr che ha partecipato al restauro di opere di primo piano nella storia dell'arte del nostro Paese come "La Primavera" e "laNascita di Venere" di Botticelli e del "David" di Michelangelo. Un progetto importante, dunque. Di valenza nazionale. Che si lega a un altro evento. Già, perché se i graffiti ei disegni delle carceri restano out ai visitatori, da giovedì verrà invece esposta al pubblico "La Vucciria" di Guttuso, la tela nove metri quadrati donata dall'artista all'ateneo nel 1974 e rimasta per tanti anni in uria sala interna del rettorato. Un quadro diventato l'emblema della città, conosci uto e riconosciuto come tale in tutto il mondo, col suo carico di colori, sapori e sensualità. La Vucciria è stata collocata nella Sala delle Armi (dove si trovano anche alcuni graffiti dei detenuti già restaurati). Fino al 20 settembre sarà visitabile nell'ambito del programma Kals'art dal giovedì al sabato dalle 20 alle 22,30. Subito dopo invece, la sala diventerà il primo tassello del museo dello Steri. Continuerà a ospitare la tela di Guttuso e resterà aperta ogni giorno della settimana. Così all'inaugurazione della prima sezione del museo, domani, oltre al rettore Giuseppe Silvestri, al prorettore all'Edilizia Salvatore Di Mino e al progettista dei restauri Domenico Policarpo, ci sarà anche Fabio Carapezza, il figlio adottivo del maestro bagherese. Per la città, il nuovo restauro coincide però soprattutto con un nuovo passo nel recupero artistico del Palazzo. Un percorso iniziato nel 1972 che ha riportato alla luce le architetture più antiche, nascoste dai rimaneggiamenti subiti dal XVIII al XX secolo per ospitare via, via: un rifugio dei poveri, l'impresa del Lotto e gli uffici del Tribunale. I tesori dello Steri sono riaffiorati lentamente in tutta la loro bellezza e imponenza: le austere mura che si affacciano su piazza Marina, il cortile porticato, le sale. Preziosa quella dei Baroni, oggi aula di rappresentanza del Rettore, arricchita da un soffitto ligneo del Trecento dipinto dai pittori siciliani Dareneu, Cecco e Simone e raffigurante scene bibliche e cavalleresche.
PALERMO - Museo nella Sala delle Armi aperte le segrete dell'Inquisizione
Il palazzo Steri, sede del rettorato e del Tribunale dell'Inquisizione, è stato oggetto di un restauro che ha restituito la luce e la bellezza alle sue celle e alle sue mura. Il restauro, che ha richiesto 8 milioni di euro, ha rivelato graffiti e disegni dei prigionieri che furono torturati e interrogati dagli inquisitori. Tra i reperti, sono state trovate migliaia di militanti dell'Inquisizione e documenti che raccontano dei roghi. Le opere fotografate da Giuseppe Pitré nel XIX secolo sono state restaurate e sono state esposte al pubblico.
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