Negli Stati Uniti, per far fronte alla crisi dilagante, il Guggenheim rinuncia alla nuova sede di Gehry a New York e il Lacma di Los Angeles a quella progettata da Koolhaas. Los Angeles. Il momento di gloria che ha dato l'impulso al boom edilizio dei musei poteva dirsi concluso già nel 2000, ma fino ad ora i sintomi erano rimasti sotto controllo. Oggi, invece, la crisi dilaga nel mondo museale. Gli ultimi ed eclatanti esempi si susseguono, e non a caso i due maggiori riguardano importanti istituzioni americane. Per mancanza di fondi, come sostiene la comunicazione ufficiale, non verrà realizzata la nuova sede del Guggenheim Museum progettata da Frank O. Gehry sulle sponde dell'East River a New York, nei pressi di Ground Zero e appena a sud del ponte di Brooklyn. I costi previsti (circa 950 milioni di euro per 46.500 mq e 130 metri di altezza) sono stati infatti ritenuti eccessivi dal presidente della Fondazione, Peter B. Lewis, impegnato in un ridimensionamento dei grandiosi progetti promossi dal direttore Thomas Krens, che prevedevano la creazioni di nuove sedi in diversi paesi del mondo. A fronte del successo del Guggenheim Bilbao, la nuova sede di Las Vegas si è rivelata un insuccesso (cfr. Il Giornale dell'Arte n. 205, dic. '01, p. 53 e n. 194, dic. 2000, p. 34) e ne è appena stata annunciata la chiusura. Intanto, il budget annuale è sceso a 24 milioni di dollari, meno della metà rispetto ai tempi d'oro; e il crollo dei profitti dopo l'11 settembre ha significato mostre cancellate o rinviate (ultima quella di Boccioni, che avrebbe dovuto aprire questo mese), perdita del posto di lavoro per quasi metà dello staff (costituito da 380 dipendenti), riduzione degli orari di apertura (cfr. n. 213, set. '02, p. 38). Pare inoltre che negli scorsi anni la Guggenheim Foundation abbia venduto opere d'arte per un valore di circa 15 milioni di euro: ha fatto lo stesso anche la sede di Bilbao, che ha già ampiamente attinto alle sovvenzioni pubbliche per pagare i suoi debiti? Anche il Los Angeles County Museum of Art (Lacma) ha deciso di rimandare a data da definirsi il progetto di espansione firmato da Rem Koolhaas (lo stesso, tra le altre opere recenti, del Guggenheim Las Vegas). «La situazione economica è tale da impedirci di proseguire», ha dichiarato il presidente Walter L. Weisman, confermando la difficoltà di raccogliere ingenti somme di denaro in un momento tanto difficile. «Partiremo con i lavori soltanto se e quando avremo la certezza della copertura dei costi», commenta con orgoglio, sottolineando come il suo museo abbia chiuso l'anno con un pareggio di bilancio (non altrettanto si può dire per numerose altre realtà internazionali, a partire proprio dal Guggenheim). Nel frattempo, il suo obiettivo principale sarà la costituzione di un patrimonio consolidato e la ristrutturazione dell'ala ovest. La storia del Lacma, oltre a essere indicativa di una tendenza diffusa, riflette la difficoltà del territorio di Los Angeles nel convogliare le energie necessarie alla attuazione di grandi progetti civici. Le principali realizzazioni si devono infatti ai privati, come il Getty Center e la nuova cattedrale della città di Raphael Moneo. L'ultima grande impresa della comunità, il Walt Disney Concert Hall progettato da Frank O. Gehry, si è rivelata un fiasco completo: costi alle stelle e finanziatori latitanti. Una lezione su cui dovrebbero riflettere tutti i direttori di museo.