VENEZIA Candidare non una città ma un territorio a capitale europea della Cultura per il 2019. Qualche precedente c'è, in Italia è la prima volta. Ci provano a Nordest dove sarebbe fin troppo facile proporre Venezia. Certo, la Serenissima resta un punto fermo, ma è l'area periferica, finora più conosciuta per l'imprinting economico delle sue piccole e medie imprese, a stare sotto i riflettori. Nello specifico, si sposta l'angolo di visuale, valorizzando la cultura esistente e producendola. Della nomination che interessa tutto il Triveneto, di come gettarne le basi senza commettere errori («evitare la trappola dell'evento senza futuro», avverte il professor Pier Luigi Sacco, dello Iuav), si è discusso ieri a Mestre, nel convegno di apertura della seconda edizione del Festival Città impresa (promosso da Nordest Europa.it e «Corriere della Sera»), che, fino al 25 aprile, animerà il dibattito in vari centri di tre regioni. Come può un territorio che presenta forti e variegate identità (i localismi) diventare un unicum, sotto la bandiera di capitale della Cultura? Giuliano Segre, presidente della Fondazione Venezia, analizza la realtà disgregata, in evoluzione, e sostiene che per trovare il punto di unione occorrono collegamenti veloci e aggiornati («i progetti ci sono, bisogna portarli a termine entro il 2019»), in modo da far nascere la nuova città metropolitana. Della quale traccia fisicamente le linee, con tanto di stazioni per soste culturali tematiche, come in una vera cartina di metrò, Roberto Daneo, ideatore del progetto Expo 2015. Che introduce un tema destinato a far discutere: il claim per il lancio della candidatura. «Il termine Nordest, nel mondo, può generare equivoci nota . Si penserebbe alla Finlandia e ai Paesi Baltici. Meglio l'espressione "Le 3 Venezie"; suona bene nelle lingue ufficiali della Ue, francese, inglese, tedesco». È perplesso il sociologo Daniele Marini («alimenterebbe resistenze locali»), mentre è d'accordo il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, assicurando il forte sostegno alla nomination. Anche il presidente del Veneto, Luca Zaia, manda a dire che «la candidatura territoriale è un impegno prioritario», dando incarico di seguirla al suo vice, Marino Zorzato. Si arriverà dunque al traguardo? Daniele Manca, vicedirettore del «Corriere della Sera» lo chiede, chiudendo il convegno, a chi gestisce cultura («le persone del fare») sul territorio. Risposte affermative, con diversi accenti che non incrinano l'ottimismo.
Il patto delle Tre Venezie per la capitale della cultura
Il Nordest, compresa la regione del Veneto, ha presentato la candidatura per essere capitale europea della Cultura per il 2019. La città di Venezia è stata proposta come unica candidata, ma l'area del Triveneto è stata valorizzata per la sua cultura esistente e prodotta. Il presidente della Fondazione Venezia, Giuliano Segre, ha sostenuto che per trovare il punto di unione occorrono collegamenti veloci e aggiornati tra le diverse identità locali. Il progetto Expo 2015 ha introdotto il tema del claim per il lancio della candidatura, che ha generato discussioni sulla scelta del nome "Nordest" o "Le 3 Venezie".
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