Un King Kong da fumetto si erge tra il fogliame con la scritta Radical Design sul petto villoso. Ugo La Pietra, nel '74, fotografa i monumenti effimeri alla memoria eretti dai milanesi nei luoghi delle «uccisioni legate alle recenti lotte politiche». Gli UFO catalogano lArchitettura della burocrazia (giugno '73), censendo gli edifici ANAS in base a tipologie surreali (villa, locanda, fortino) o dimostrano a colpi di foto che «il Giro dItalia è per davvero un progetto durbanistica» (luglio '72). E poi ancora progetti di Ettore Sottsass, Gaetano Pesce e Gianni Pettena, frasi incendiarie di Andrea Branzi e Michele De Lucchi, i fotoromanzi situazionisti del Gruppo Strum. È una vera miniera la piccola, densa mostra Superarchitettura radicale da O, allIsola (uno spazio nonprofit fondato nel 2001 da Sara Serighelli e Angelo Colombo, che ospita concerti, performance e residenze per giovani artisti). Attraverso i libri, i manifesti e gli opuscoli collezionati dal bibliofilo e mercante torinese Giorgio Maffei, ripercorre la parabola visionaria e superPop («della superinduzione al superconsumo, del supermarket, del superman e della benzina super», come scrivono Archizoom e Superstudio nel '66) dellarchitettura radicale in Italia, partita allassalto dei dogmi stagnanti del Modernismo: dagli esordi a metà anni '60, in parallelo agli exploit dei londinesi Archigram, fino allepilogo del '75, con lo scioglimento dei «laboratori creativi collettivi» Global Tools - da cui prese comunque avvio una nuova stagione, quella del design davanguardia. Unarchitettura tutta di carta, progettata, disegnata e veicolata tramite le pagine delle riviste, volutamente immateriale. Sulla parete di fondo, scorrono nomi, luoghi e dichiarazioni, pubblicazioni e manifesti sono divisi in teche tematiche: speciale la monografica su Sottsass, con piccoli tesori come i libretti con la compagna di allora Fernanda Pivano (Auguri per sempre del '63, Sbaang del '65). «Le riviste sono materiali preziosi, spesso dispersi - dice Maffei - . Eppure è sulla carta che prendono forma il pensiero teorico e visivo dei Radicali, la loro rivoluzione editoriale: testate come la britannica A. D., Casabella (sotto la direzione di Alessandro Mendini dal '70 al '75), In di La Pietra, hanno cambiato il linguaggio dellarchitettura inventandosi inserti creativi, esperimenti grafici, progetti dartista. Forse allepoca, soprattutto in Italia, non se ne sono accorti in molti, ma oggi è uneredità incredibilmente fertile».
MILANO - Superarchitettura radicale progetti per una rivoluzione
Un'antologia di libri, manifesti e opuscoli racconta la storia dellarchitettura radicale in Italia, partita negli anni '60. Il catalogo, curato da Giorgio Maffei, ripercorre la parabola visionaria e superPop dellarchitettura radicale, dalle origini degli Archigram a metà anni '70. Le riviste A. D., Casabella e In di La Pietra hanno cambiato il linguaggio dellarchitettura con inserti creativi e esperimenti grafici. Larchitettura radicale è stata una vera miniera di idee, anche se non sempre compresa dalla critica. Oggi è un'eredità fertile e importante per il design e larchitettura.
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