Antonio Paoli: «Rovine della città di Pesto, detta ancora Posidonia», 1784 Quando, verso la metà del VII secolo a.C., la colonia di Achei provenienti da Sibari si insediò presso uno degli splendidi siti della costa campana, fondò Poseidonia, in onore del dio del mare, che le conferiva tanta imponente e fresca bellezza. I Poseidonati, in breve tempo, fecero raggiungere alla loro città un notevole grado di ricchezza e di conseguente fervore artistico-culturale che culminò nella costruzione di tre splendidi templi dorici, eredità impareggiabile di tutta la civiltà greca. La magnificenza di questa colonia suscitò presto mire di conquista nei Lucani che la occuparono mutandone il nome in Paistom. Dopo una breve parentesi in cui i Greci d'Italia ne ripresero il possesso, fu Roma ad avere la meglio su tutti e a battezzare definitivamente Paestum. Attualmente è uno dei centri archeologici più famosi del continente, dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità, eppure, per secoli, la città di Paestum è sembrata destinata all'oblio. La riscoperta vera e propria avvenne nella prima metà del 700 quando scrittori, poeti ed artisti di molte nazionalità (tra i quali Goethe, Shelley, Canova) cominciarono a frequentare e ad interrogare le vesti-gia dell'antica città greca, diffondendone la fama per tutta Europa. L'effetto immediato di questo fenomeno condizionò tutta la cultura europea ed extraeuropea: le influenze dell'inconfondibile stile dorico di Paestum si notano in tutta l'architettura neoclassica del vecchio continente e per-sino in quello americano. I primi restauri si effettuano agli inizi dell'Ottocento e poi a distanza di un secolo proseguono con interventi volti a consolidare parti in distacco e ad integrare lacune. Oggi si può finalmente inaugurare una nuova stagione di promozione e valorizzazione di uno dei più importanti centri archeologici del meridione d'Italia secondo un programma concordato tra il ministero per i Beni e le Attività culturali (Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Salerno, Avellino e Benevento) e la Regione Campania. Sono stati infatti terminati i lavori di restauro sui templi durati oltre un decennio, i cui complessi interventi, le metodologie applicate, i risultati conseguiti sono documentati in una mostra che resterà visitabile fino al prossimo 27 gennaio. Allestita al Museo Archeologico Nazionale di Paestum, illustra, attraverso foto, pannelli, filmati e oggetti antichi, la strada percorsa e le tecniche impiegate. L'avvio del restauro dei templi è avvenuto nell'ambito del più ampio progetto esteso al recupero dell'intero sito archeologico e finanziato con i fondi di investimento e occupazione, destinandovi circa un terzo del totale finanziamento, pari a 37.963.000.000 di vecchie lire. Il restauro dei due templi del santuario meridionale della città, noti con i nomi di Basilica e tempio di Nettuno, si è concluso grazie ad un ulteriore finanziamento del ministero per i Beni e le Attività Culturali di euro 4.822.158,06. Quello portato a termine è stato un lavoro interdisciplinare, attraverso il quale sono stati approfonditi e individuati criteri specifici di conservazione, sulla base del principio fondamentale del massimo rispetto dei monumenti e della reversibilità degli interventi. Il restauro dei tre templi di Paestum ha consentito di restituire alle antiche vestigia la calda e dorata luminosità della pietra in cui furono costruiti.