Il decreto cambierà le regole di un settore in crisi La Scala plaude, il Maggio protesta. E il ministero rende pubblici i dati delle Fondazioni Ci sarà autonomia gestionale per le istituzioni che rispettano i parametri Giambrone: "Il sistema è in crisi ma bisogna vedere le necessità sul territorio" roma Tutti la vogliono, tutti la cercano, ma nessuno la piglia, verrebbe da dire parafrasando Rossini visto che si parla della riforma delle fondazioni liriche. Approvata a sorpresa per decreto legge venerdì scorso, ha già creato un bel pandemonio nel mondo musicale che ora attende (da oggi ogni giorno è buono) il presidente Napolitano: firma, non firma, lo modificherà? Ma intanto i sindacati sono già sul piede di guerra e anche istituzioni prestigiose come il Maggio sono già pronte alla battaglia anche se il testo (7 articoli, compresi quelli su Imaie, Siae, Cinecittà) della riforma nessuno lo ha letto. Ciò che si sa in linea generale è ciò che vogliono tutti: la riforma rimette mano a un settore che, se è lorgoglio culturale del paese, è economicamente al collasso. Cinque fondazioni su 14 commissariate negli ultimi anni, costi del personale irreali (67 del bilancio al Maggio, 51,2 a Torino, l80 al Carlo Felice di Genova 70... per citarne alcuni), contributi pubblici obbligatori per restare in vita (a Genova il contributo statale incide per il 62 del bilancio)... Proprio ieri il Ministero dei Beni Culturali (suscitando molta irritazione) ha messo sul suo sito (www.beniculturali.it) i bilanci delle 14 fondazioni, con le loro cifre preoccupanti. E infatti il decreto del ministro Bondi entra pesantemente nel sistema. In particolare con due novità: primo, la contrattazione aziendale sarà subordinata a quella nazionale che sarà sottoscritta attraverso lAran (lorganismo che si occupa del pubblico impiego); secondo, ci sarà lautonomia gestionale per le istituzioni che rispondono a certi parametri economici e artistici: una prima stesura, poi pare cancellata del testo, già citava Scala e Santa Cecilia (che nei dati ministeriali denuncia un deficit preventivo sul 2010) cui andrebbe lo status di "interesse nazionale" con relativi "privilegi" (autonomia gestionale, triennalità certa delle risorse...). E infatti esulta Stéphane Lissner il sovrintendente della Scala. «La nostra autonomia è già nei fatti, basta guardare i nostri dati». La "promozione" permetterà alla Scala una gestione più flessibile. «Un esempio? La Scala ha 800 dipendenti fissi, come è stato stabilito nel 1998. Ma oggi con il sito web e lufficio marketing potremo assumere nuovo personale. E quanto alla certezza di fondi è la condizione per lavorare bene. La mia proposta è che la Scala sia equiparata alla Biennale di Venezia, che riceve una percentuale sullintero Fus». Ma è proprio quello che accende le critiche di Francesco Giambrone sovrintendente del Maggio di Firenze che reclama lo stauts di autonomia per la sua istituzione, per storia e prestigio. «La certezza delle risorse è un pre-requisito per tutti - dice- Cosa facciamo? Chi avrà la certezza della triennalità è teatro di serie A, gli altri di serie B? E poi cè laltro delicato punto dei contratti che non mi convince di questo decreto. Se lautonomia vuol dire poter assumere e chi non ce lha no, perderemo la competitività. Un danno enorme». «Il Maggio si concentra sulla presunta esclusione dalla serie A e non capisce che Scala e Santa Cecilia sono già di fatto fuori dal sistema- replica Marco Tutino, sovrintendente al Comunale di Bologna e presidente dellAnfols, lassociazione degli enti lirici - Se il Maggio trovasse le risorse private potrebbe aspirare alla stessa autonomia. Invece spende 9 milioni di euro per una produttività che è la metà di quella di Bologna, che ne spende 3. E quanto al costo del lavoro mettiamoci in testa che la crisi di oggi è frutto della scellerata contrattazione, nazionale e aziendale. Molti istituti normativi vanno riscritti perché sono privilegi anacronistici». Privilegi, norme sindacali, sperpero di soldi pubblici... Replica Giambrone: «In Francia il tavolo governativo sul settore è un tavolo in cui si rimette in equilibrio il sistema, non lo si rompe. Si guarda le esigenze dello Stato centrale ma anche i territori, per capire quello di cui cè bisogno. Facciamo come loro». E Giuseppe Ferrazza commissario al Carlo Felice: «Prendiamolo come decreto tampone, per cominciare a cambiare le cose». E sia.
Teatri lirici verso la riforma: le cifre della discordia
Il governo ha approvato un decreto che cambierà le regole del settore musicale, con l'introduzione di un sistema di autonomia gestionale per le istituzioni che rispettano i parametri economici e artistici. Il decreto è stato accolto con entusiasmo dalla Scala, ma il Maggio di Firenze e altri sindacati hanno espresso critiche e proteste. Il ministro dei Beni Culturali ha reso pubblici i dati delle fondazioni liriche, che mostrano cifre preoccupanti. La riforma prevede la contrattazione aziendale subordinata a quella nazionale e la possibilità di ottenere lo status di "interesse nazionale" con relativi privilegi.
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