Santa Cita, bufera su padre Bucaro per la cacciata di tre dipendenti Il nuovo parroco di San Mamiliano ha congedato tre lavoratori per "giusta causa" «A causa della cessazione dellattività aziendale la sua attività lavorativa non può più essere proficuamente utilizzata né può essere altrimenti impiegata». Non è lultima lettera di licenziamento inviata ai lavoratori della Fiat. La carta intestata è quella della confraternita del Santissimo Rosario che gestisce loratorio più famoso di Palermo, quello di Santa Cita, celebre per essere sede di matrimoni spesso esclusivi. Ma nessun timore per chi ha programmato (già dallanno scorso) le sue nozze davanti a quellaltare: non risulta a nessuno in Curia che loratorio di Santa Cita o la vicina chiesa di San Mamiliano debbano chiudere. Eppure, sulla base di quella «giusta causa», il nuovo parroco, don Giuseppe Bucaro, ha licenziato tre dipendenti, che si occupavano della gestione di ben cinque siti religiosi, tutti molto frequentati (oltre Santa Cita e San Mamiliano, loratorio di San Domenico e le chiese di Santa Maria in Valverde e di San Giorgio dei genovesi). Il caso arriverà presto in tribunale, davanti al giudice del lavoro. Intanto, nei prossimi giorni, lUfficio provinciale del lavoro tenterà una conciliazione. Ma quei tre licenziamenti sono già diventati un caso nella Chiesa di Palermo. Due ex dipendenti, Iolanda Caputo e Silvia Modica, hanno inviato una lettera allarcivescovo Paolo Romeo: «Il nuovo parroco, arrivato a novembre - raccontano - non solo ha licenziato il personale, ma ha anche buttato fuori alcune associazioni. In compenso è arrivata unaltra associazione precedentemente presente nella parrocchia di SantErnesto». Giuseppe Bucaro allarga le braccia: «Non ho dormito per tre notti per quelle firme sulle lettere di licenziamento, ma purtroppo la parrocchia ha gravi difficoltà economiche. Quando sono arrivato, il mio predecessore mi ha parlato di un debito di 80.000 euro, che lui ha tamponato vendendo una casa. Io non ho case da vendere - dice Bucaro - per far fronte alle spese ingenti della manutenzione di cinque strutture». Il parroco nega di aver messo alla porta delle associazioni: «A chi organizzava degli incontri di preghiera a San Giorgio - spiega - ho solo detto che non sarebbe stato più possibile perché il pavimento è in condizioni precarie. Adesso - ribadisce Bucaro - conto sullimpegno dei volontari». A San Mamiliano è arrivata lassociazione "Talità Kum", già al centro della travagliata contesa sulleredità del centro Borsellino. Nel 2005, dopo lapertura dellinchiesta per riciclaggio su padre Bucaro (per unannunciata donazione da 12 milioni di euro) la famiglia del giudice ucciso in via dAmelio aveva tolto il nome del proprio congiunto al centro gestito dalla parrocchia di Bucaro. Poco cambiò allindomani dellarchiviazione dellindagine. Qualche tempo dopo, "Talità Kum" presentò unistanza alla Regione sostenendo di proseguire comunque il lavoro del centro Borsellino: per questa ragione venivano reclamati alcuni finanziamenti. Lassessorato ai Beni Culturali, che si occupa delle associazioni antimafia, pose il caso e fermò la pratica. «Chiediamo che si vigili sulla gestione Bucaro», dicono i licenziati. «Ci hanno detto che tutto verrà affidato ai volontari. Ma allora che motivo cera di aumentare di cento euro le tariffe per i matrimoni? Ora si paga 300 euro».