Tutto ancora da decidere dopo la svolta annunciata dallassessore Armao La Sicilia indietro anni luce rispetto allEuropa per quanto riguarda il collegamento delle collezioni ospitate con il territorio circostante Ha fatto scalpore, qualche settimana fa, la notizia degli incassi per lanno precedente del museo archeologico di Ravanusa: zero euro, a fronte di una numerosa schiera di addetti alla sorveglianza delle poche sale. I dati sono poi risultati in parte inesatti, poiché lingresso era previsto gratuito e i visitatori stimati in circa un migliaio. Il rilievo dato alla notizia aveva comunque già innescato una serie di reazioni, anche perché, negli stessi giorni, la chiusura a scacchiera di alcune sale di Palazzo Abatellis, appena riaperto dopo quasi due anni di restauri, a causa della carenza di personale, riproponeva le domande di sempre sullo stato di salute dei musei siciliani. Lassessore Armao annunciava provvedimenti, ma anche un cambiamento nei modi di gestione che aprisse ai privati anche aldilà delle forme - altrove sperimentate con successo alterno, da noi mai veramente decollate - dei servizi aggiuntivi. Le proposte rimangono per adesso sul generico e sono dunque tutte da verificare, così come i dubbi che solleva. Uno tra tutti: lattività di ricerca, fondamentale per i musei anche per il rinnovarsi della identità e valorizzazione delle sue collezioni, può essere appaltata ai privati che si muovono secondo logiche di profitto a breve scadenza puntando quindi su nomi e opere certe di grandi numeri? Una volta pronto, il disegno di legge riguarderebbe comunque solo i musei regionali e le competenze delle Soprintendenze. Ma la casistica museale, in Sicilia come altrove, è molto più ampia; e comprende, per la gestione amministrativa, musei comunali, diocesani, privati, e rami molto differenti: musei archeologici, pinacoteche, naturalistici, di abiti, giocattoli e carrozze depoca, di arte contemporanea, della civiltà contadina; e poi ancora etno-antropologici, della ceramica, fondazioni, case - museo, ognuno delle quali necessita di interventi e strategie di valorizzazione specifici pur allinterno di una normativa generale. Già: ma quanti sono i musei siciliani, e dove sono ubicati? Il volume di Alessandra Mottola Molfino (una delle più noti noti museologi italiani, già direttrice del Poldi Pezzoli di Milano e attuale presidente di Italia Nostra) giunge adesso a colmare una lacuna, stilando per ogni sede (anche per quelle che musei ufficialmente non sono, ma che per importanza delle collezioni potrebbero diventarlo) una scheda esaustiva che ripercorre storia, collezioni e condizioni ("Viaggio nei musei della Sicilia. Guida ai luoghi", con un testo di Maria Lucia Ferruzza, Kalòs, 256 pagine, 24 euro, sarà presentato domani a Palazzo Steri). Un testo agile e di agevole consultazione, e tuttavia denso di implicazioni metodologiche sia nel rileggere origini e finalità della istituzione museale anche alla luce delle mutate esigenze, sia nello stilare un elenco di problemi e carenze: dai musei aperti a intermittenza a quelli chiusi a tempo indeterminato (il Pitrè di Palermo e Castello Ursino a Catania i casi più clamorosi) a quelli necessari, dibattuti ma mai avviati concretamente, come i Musei della città almeno per i centri maggiori. Non sono troppi, i musei siciliani (il loro numero riflette al contrario la straordinaria, stratificata ricchezza culturale del territorio isolano), a dispetto di ogni facile demagogia che vorrebbe giudicare lutilità dei beni culturali in base alla loro immediata monetizzazione, anche se i problemi che li affliggono sono numerosi: dal personale distribuito disomogeneamente a macchia di leopardo (tantissimi in alcuni siti, pochi in altri) alla mancanza di programmazione delle attività e di didattiche efficaci, dai tempi lunghissimi della burocrazia ai finanziamenti a singhiozzo, allassenza di collegamenti e di strategie comuni. Qualche tempo fa Lega Ambiente (che ha organizzato per lunedì 26 alle 17 un dibattito presso il Villino Florio un dibattito con lassessore Armao e il presidente della Fondazione Banco di Sicilia, Giovanni Puglisi) ha stilato un dossier proponendo alcune misure come listituzione di un biglietto unico per musei o itinerari trasversali. Perché se tutti concordano su una nuova modalità di valorizzazione del patrimonio museale, su cosa in effetti si intenda con questo termine gli equivoci permangono. Per alcuni, assessori al turismo in testa, si tratta soltanto di intensificare lattività promozionale, in ogni modo, invadendo gli aeroporti di manifesti, con spot televisivi, facendo viaggiare le opere darte come fossero gadget, partecipando in massa (anche di funzionari e politici) alle varie bit. Non una di queste mosse ha prodotto, negli ultimi anni, effetti minimamente apprezzabili. Sono rimaste al palo, invece, le misure indicate dalla parte più attenta di studiosi e operatori: valorizzare cioè non soltanto il singolo museo ma il contesto storico e territoriale a cui appartiene, puntando su quello che secondo Salvatore Settis è laspetto più esaltante dei musei europei, la contiguità con un tessuto culturale che connette le collezioni a chiese, palazzi, vie e piazze. Una peculiarità propria della nostra civilizzazione. In questo, in Sicilia, siamo indietro anni luce. Due esempi clamorosi: la Palazzina alla Cinese e il Villino Florio, entrambi inaugurati in pompa magna dopo decenni di chiusura, entrambi chiusi poche settimane dopo il disperdersi del suono delle fanfare e consegnati oggi a un destino incerto. Sarebbe così difficile collegare, in un solo itinerario della Palermo tra Otto e Novecento e in solo biglietto cumulativo, il Villino Florio (regionale) e la vicina Villa Malfitano della Fondazione Whitaker (nel cui consiglio siede, per statuto, un rappresentante della Regione), e magari la GAM e il Teatro Massimo? O collegare la Palazzina del Marvuglia al percorso storico e naturalistico del Parco della Favorita in cui storicamente la cineseria è inserita, chiudendo al traffico almeno Viale Ercole sino alla fontana neoclassica? La valorizzazione territoriale richiede misure non necessariamente dispendiose, ma presuppone che amministrazioni e istituzioni diverse si siedano intorno a un tavolo e elaborino una serie concorde di misure. Più che un problema di finanziamenti, una questione di teste e di mentalità.
SICILIA - musei ai privati, dubbi e incognite
Lassessore Armao ha annunciato provvedimenti per migliorare la gestione dei musei siciliani, ma le proposte rimangono vaghe e sono da verificare. Il problema dei musei siciliani è numeroso: personale disomogeneamente distribuito, mancanza di programmazione delle attività e di didattiche efficaci, tempi lunghi della burocrazia e finanziamenti a singhiozzo. La valorizzazione territoriale richiede misure concorde di amministrazioni e istituzioni diverse. Alcuni sostengono che la valorizzazione del patrimonio museale debba essere intensificata attraverso promozioni e manifesti, mentre altri sostengono che si debba valorizzare il contesto storico e territoriale a cui appartengono i musei.
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