definitivamente alle spalle? Così si sostiene da qualche mese, grazie anche al contributo di fondi Cipe (i 140 milioni) concesso dal governo con un decreto convertito in legge Giuseppe Bonaccorsi Catania fuori dalle secche finanziarie? Dissesto ormai definitivamente alle spalle? Così si sostiene da qualche mese, grazie anche al contributo di fondi Cipe (i 140 milioni) concesso dal governo con un decreto convertito in legge. Eppure, leggendo le ultime carte della Corte dei Conti, sezione di controllo, inviate lo scorso 19 gennaio sia al sindaco Stancanelli che al presidente del Consiglio, Marco Consoli, il rischio per Catania non è ancora del tutto scongiurato, anche se ormai è remoto. L'ultima nota dei giudici contabili Rita Arrigoni, Antonio Dagnino e Giuseppa Cernigliaro, prende in esame la documentazione sullo stato delle finanze presentata dal Comune di Catania il 18 dicembre scorso. E tra questa documentazione c'è anche l'avvenuto versamento della prima tranche di 50 milioni di fondi Cipe: «A riguardo - scrivono i giudici della Corte dei conti - la sezione, nel prendere atto degli elementi forniti dall'amministrazione, ritiene tuttavia ancora sussistenti talune delle criticità che hanno motivato il deferimento». E puntano l'obiettivo su alcune di queste criticità: «In merito all'extragettito derivante dall'attività di contrasto dell'evasione tributaria il Collegio rivolge un invito alla massima prudenza nella quantificazione di tale entrata straordinaria e ciò al fine di evitare la mancata concretizzazione di previsioni eccessivamente ottimistiche con la conseguente incapacità di mantenere l'equilibrio di bilancio in sede di rendiconto di esercizio». E ancora aggiungono: «Va ricordato che la situazione esposta acquista carattere di maggiore gravità qualora dal dato di competenza si passi all'analisi del dato di cassa occorrendo stabilire la percentuale delle riscossioni ricavabili dalle iniziative di lotta all'evasione». E su questo punto la sezione di controllo ricorda che dall'esame del rendiconto 2007 «per tale tipologia di entrata la percentuale del riscosso sull'accertato è stata sinora alquanto modesta, attestandosi intorno al 6,34 degli accertamenti annui». Ma uno dei punti di criticità sul quale si soffermano i magistrati contabili riguarda le società Partecipate. «Sul fronte delle Partecipazioni - scrivono i giudici - si continua a riscontrare una situazione fortemente problematica. Infatti, non essendo state ancora assunte definitive decisioni sul futuro della municipalizzata Amt non è possibile sostenere che vi sia un'effettiva inversione di rotta rispetto alla trascorsa gestione. Anche riguardo alle altre società - continua la nota della Corte - le precedenti deliberazioni di questa sezione esprimevano forti perplessità sulle misure adottate per il rilancio della Catania Multiservizi e sulle prospettive di recupero della redditività di una società in forte difficoltà finanziaria e caratterizzata da deficit strutturale....In sostanza , ciò che traspare chiaramente dalla documentazione fornita è il persistere di una fortissima dipendenza dell'intero sistema delle Partecipate dal sostegno finanziario del Comune, il quale , a sua volta, necessita dell'intervento del Cipe per fare fronte alle ingenti passività maturate nelle trascorse gestioni. A ciò si aggiunga che l'ente è costretto a coprire le perdite dell'Amt e i debiti fuori bilancio (tranche 2010) mediante alienazioni immobiliari con la prospettiva di un permanente depauperamento del proprio patrimonio. Ne deriva che qualora non vi siano sufficienti garanzie in termini di un pronto recupero di redditività da parte delle Partecipate e di raggiungimento di una relativa autonomia finanziaria delle stesse, la crisi che attraversa il Comune di Catania non può ritenersi superata». La Corte dei conti, quindi, invita «il presidente del Consiglio, il sindaco e i revisori dei conti all'adozione delle necessarie misure correttive». Al momento alla presidenza del Consiglio giace la delibera sulla ristrutturazione delle Partecipate, delibera, però, superata da una recente legge di modifica sulla modalità di gestione delle Partecipate prevista dall'ultima Finanziaria. Il presidente Consoli ha più volte scritto all'amministrazione per richiedere le opportune modifiche al testo che deve essere portato in aula, ma ancora, dall'amministrazione non è giunta alcuna comunicazione. La delibera sulle Partecipate è ferma in Consiglio da sei, sette mesi. «Bisogna che l'amministrazione dia con celerità una risposta - ha detto il presidente Consoli -. Il Consiglio non può più aspettare». 11032010