Nell'inventario realizzato dal ministero isolate le voci dell'attivo facilmente cedibili Dalle azioni, quotate e non, si possono ottenere circa 90 mld, dagli immobili 40 Che cosa si può vendere I beni delle sole amministrazioni centrali cedibili o valorizzateli tramite partnership pubblico-privato I Criteri generali. I crediti (crediti di tesoreria pari a 163 miliardi di euro, residui attivi per somme da riscuotere pari a 28 miliardi, crediti concessi a enti pubblici e istituti di credito per 29,7 miliardi e altri crediti non classificabili pari a 8 miliardi) sono totalmente cedibili; i fondi (di garanzia, di rotazione, di scorta e di ammortamento) non sono disponibili; le partecipazioni in azioni quotate sono cedibili al 100 (pari a 34 miliardi escluse le quote dei fondi di investimento) mentre sono cedibili all'80 quelle in azioni non quotate (52 miliardi su 66). Totalmente cedibile anche il valore commerciale dei metalli monetari (560 milioni di euro). Immobilizzazioni immateriali. Piena cedibilità dei diritti di sfruttamento e del 10 della RS (1,9 miliardi); opere d'ingegno, brevetti contratti trasferibili, avviamento delle attività commerciali, diritti d'autore hanno una cedibilità prudenziale pari al 50 (ma non hanno ancora un fair value) Immobilizzazioni materiali. Immobili residenziali interamente cedibili (5,1 miliardi); risorse naturali, equipaggiamenti militari, infrastrutture, frequenze, edifici, beni storico-artistici non cedibili (144 miliardi); gli immobili non residenziali a uso commerciale sono totalmente cedibili (31 miliardi) mentre la cedibilità cala al 70 per gli immobili destinati a usi governativi e collettivi; ipotizzata una cedibilità del 30 dei beni di valore culturale come biblioteche e archivi (3,7 miliardi su un totale di 12,3), degli impianti, attrezzature e macchinari (2,1 miliardi su 7,2) ROMA La fetta più grande della torta da 375 miliardi di euro dei beni delle amministrazioni centrali cedibili, e anche valorizzabili col partenariato pubblico-privato, è costituita da crediti per oltre 200 miliardi. A seguire le partecipazioni di azioni quotate e non quotate pari a una novantina di miliardi. Per finire con le immobilizzazioni materiali incentrate su immobili residenziali e non residenziali per una quarantina di miliardi. Valgono invece solo una manciata di miliardi le immobilizzazioni immateriali cedibili tra le quali un magro 10 di RS (ricerca e sviluppo). In tema di disposability, ovvero della cedibilità totale o parziale dei beni, è ricca di spunti la prima elaborazione del conto patrimoniale del settore pubblico basata su criteri contabili raffrontabili a quelli delle imprese private, confezionata da ministero dell'Economia, Patrimonio dello Stato spa e Kpmg (anticipato ieri dal Sole-24 Ore). Nel conto si stima che circa il 40 dell'attivo patrimoniale delle amministrazioni centrali e locali (che ammonta complessivamente a 1.771 miliardi) possa essere considerato potenzialmente "disponibile", più precisamente cedibile. Mentre il 44 può produrre reddito come per esempio spiagge, laghi e parchi. Il documento getta la base per una politica economica più incentrata sul miglioramento della gestione dell'attivo del conto patrimoniale dello Stato, alleviando l'enfasi assegnata finora alla gestione del passivo. «La buona gestione dei beni pubblici parte da un'analisi di valore, rendimento e costo dei beni», si legge nelle note introduttive che pronosticano valorizzazioni tramite azioni di messa a reddito, revisione dei termini dei contratti, condivisione della proprietà con settore privato (public private partnership) o vere e proprie privatizzazioni. All'atto pratico, viene da domandarsi alla luce del maxi-programma da 100 miliardi di privatizzazioni annunciato dal Governo per il quadriennio 2005-2008, cosa è dunque veramente cedibile? Il conto patrimoniale basato sul fair value della cosa pubblica risponde a questa domanda concentrandosi sulla disposability dell'attivo delle amministrazioni centrali pari a un totale di 946 miliardi. Tralasciando, forse per rispetto alla vena di federalismo che pulsa nel Governo, l'analisi sulla cedibilità delle voci all'attivo delle amministrazioni locali (650 miliardi). Sulla base dell'attivo delle amministrazioni centrali, il bene più consistente e quasi totalmente cedibile è quello relativo ai crediti. Al primo posto i crediti di tesoreria (163 miliardi), seguiti dai residui attivi per somme riscosse ma non versate dagli agenti della riscossione (disponibili al 75 ovvero 15 miliardi su 20). Sono conteggiati anche 28 miliardi cedibili di cosiddetti "residui attivi per somme da riscuotere". Ammonta a una trentina di miliardi, poi, la somma dei crediti concessi a enti pubblici e istituti di credito, alle aziende ed enti privati, e altri non classificabili. Sono altamente disponibili per la cessione le partecipazioni azionarie: il valore di mercato delle azioni quotate, facilmente riscontrabile sui listini di Borsa, ammonta a 88 miliardi ma è interessante notare come le azioni non quotate in mano allo Stato (Ferrovie, Poste, Rai e altre) siano considerate disponibili per l'80 del proprio valore complessivo pari a 52,8 miliardi (raggiunto sulla base del patrimonio netto contabile «avuto riguardo alla struttura patrimoniale, al profilo di redditività, alla tipologia di mercato»). Sul piatto delle dismissioni pesano anche gli immobili residenziali (5 miliardi delle amministrazioni centrali contro gli i 65 miliardi delle amministrazioni locali) e non residenziali (39 miliardi centrali contro i 55 locali). Un peso piuma, in questo contesto, è rappresentato dalla cedibilità delle immobilizzazioni immateriali che non arrivano a 2 miliardi. È interessante però notare come questo speciale conto patrimoniale dia valore agli untangibles pubblici: il criterio applicato non è quello del valore di mercato bensì della capitalizzazione delle spese ambientali per le risorse naturali, delle spese per restauro e manutenzione per i beni culturali, delle spese per armamenti per difesa e sicurezza. Mancano ancora all'appello le valorizzazioni tramite capitalizzazione delle spese di brevetti, diritti d'autore e frequenze.