«Allora non esistevano i comitati, fummo sfollati» giuliano gnecco LA FERITA è ancora aperta, e gronda sangue 35 anni dopo. Il centro storico più grande d'Europa asciugato. Meglio: rimpicciolito in una delle zone che ne rappresentava il cuore. Per i più giovani la storia non è nota, ma resta lo scempio e il degrado dei giardini di plastica e delle zone limitrofe. Per chi ha i capelli bianchi, un ricordo indelebile: la demolizione di via Madre di Dio e della zona della Cøllia, area popolare nella quale ebbe i natali Niccolò Paganini. Una zona storica della città fu devastata, una comunità distrutta: alcune famiglie furono "deportate" nelle case popolari di Quezzi, della Valbisagno e di via Bologna. Dove si trova ancora la Farmacia della Marina, che era invece in via Madre di Dio. I più fortunati si trasferirono nella vicina Carignano. Ricorda Teodoro Anaclerio, 89 anni, che vive in via del Molo: «Allora non esistevano i comitati. Venivamo da un periodo dove non si era abituati a dire no. Furono numerosi gli sfollati. Certo, la zona era stata martoriata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Ma era recuperabile, come hanno recuperato Sarzano e la zona della Facoltà di Architettura. È stata una grande speculazione edilizia». Sulle ceneri di un quartiere popolare, povero ma felice, sorsero centri direzionali, parcheggi, piazza Ortiz, il palazzo della Regione Liguria. Eppure quella era una grande famiglia: «Davvero allora le porte si chiudevano con la corda - ricorda Anaclerio - Una volta una vicina mi diede due lire per comprarle delle cose. Mia madre lo venne subito a sapere e mi picchiò perché avevo speso una cifra enorme per l'epoca. Dovetti portarla dalla vicina per confermare la mia versione. Era una comunità unita. Capitava che tornavi da scuola e una vicina ti chiedeva cosa avessi da mangiare; magari lei aveva qualcosa di meglio e ti invitava a fermarti, così avvisavi la mamma che non tornavi per pranzo». Storie di un mondo che non c'è più. E forse anche per questo la nostalgia è forte. Anche su Internet molte pagine ricordano quello scempio che si poteva evitare. Ammette Anaclerio: «Eravamo un po' monelli», ma quelle strade sono rimaste nel cuore di molti genovesi. Come Otello Parodi, leader storico dell'ex circoscrizione di Prè-Molo-Maddalena: «Avevo dieci anni, ma ricordo benissimo. Anche noi fummo sfollati». Aggiunge Adriano Silingardi: «La distruzione di via Madre di Dio ha rappresentato per i genovesi un disastro culturale e sociale; per fortuna della cittàè stato l'ultimo scempio urbanistico nel cuore del centro, le proteste di abitanti e intellettuali hanno impedito che si ripetesse negli anni successivi, da quel momento ha avuto la lunga e difficile fase di ristrutturazione del centro antico, che continua ancora oggi. Io ricordo quando iniziò la deportazione degli abitanti nei quartieri collinari, la disperazione di persone legate da sempre ai propri carruggi, delle famiglie che nel centro storico vivevano e lavoravano. Alla difficile fase dello sgombero, attraversata da manifestazioni e proteste anche forti, seguì un periodo di silenzio, di rassegnazione. Iniziò quindi la distruzione fisica del quartiere, tra il rombo dei bulldozer e lo schianto dei muri abbattuti. Il risultato fu quello che ancora oggi possiamo vedere, un amalgama non finito di edifici, giardini non vissuti, una ferita nel cuore della città». Silingardi fu fra coloro che guidarono quella che si potrebbe definire una resistenza: «Ai tempi della distruzione mi attivai, con molti altri, per tentare una difesa ad oltranza, ma le forze della speculazione erano troppo forti, gli interessi economici giganteschi, e perdemmo. Le fotografie che scattai in quel periodo risentono, anche stilisticamente, di quello stato d'animo, della sconfitta. Case sventrate, anziani che passano incupiti in mezzo alle macerie, tracce di vita passata rimaste all'interno delle case abbandonate, testimonianze di antiche attività ormai perdute. Vivo ancora, e con soddisfazione, nel centro storico, ma la vita, gli odori, i suoni dell'antica via Madre di Dio non li sento più». Pietro Merello il suo stato d'animo e il suo rammarico lo ha affidato a un opuscolo che ricostruisce cronisticamente quanto avvenuto. E riporta una frase pronunciata il 30 novembre 1979 dall'allora sindaco Fulvio Cerofolini: «Gli errori di via Madre di Dio non si ripeteranno».
LIGURIA - Quando la città distrusse i vicoli: trentacinque anni fa lo scempio di via madre di dio
Il centro storico di Genova è stato devastato 35 anni fa, quando furono demoliti molti edifici e sfollati molti abitanti. La zona era popolare e comprendeva anche la famosa via Madre di Dio, dove si trovava la farmacia della Marina. La demolizione fu causata dalla speculazione edilizia e dalle forze economiche che volevano ristrutturare il centro storico. Molti abitanti furono costretti a trasferirsi in altre zone della città, come Quezzi e Carignano. Alcuni ricordano ancora la comunità unita e la vita che si viveva in quella zona, mentre altri parlano della disperazione e della rassegnazione degli abitanti durante lo sgombero.
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