"Assurdo che Genova non sappia valorizzare un tesoro come questo palazzo" «Hanno ragione i Doria Pamphilj»: Vittorio Sgarbi, storico dellarte, grande esperto di Caravaggio, cui ha dedicato lultima sua pubblicazione appena uscita per Skira, spiega che se lillecito cè, è colpa della legge troppo zelante e non di chi ha eventualmente omesso di eseguire tutte le procedure per trasferire un capolavoro da Roma a Genova. Sgarbi, cosa è successo? «Le cose stanno così: il dipinto appartiene a una collezione fidecomissaria privata. Le opere devono rimanere unite nella collezione e nella pertinenza del palazzo in cui sono custodite, ovvero palazzo Doria Pamphilj di via del Corso. E evidente che possono essere prestate: le hanno prestate anche a me, in occasione di esposizioni che ho curato. Il quadro di Caravaggio è un bene che la soprintendenza ha vincolato due volte, come opera in sé e come parte della collezione. E vero però che occorre avere le autorizzazioni della soprintendenza per prestarlo, anche a sé stessi, come in questo caso, ma chi lavora in quella sede è sempre a stretto contatto con la soprintendenza, sono certo che sa come si fa». Però la procura ha aperto uninchiesta. «Perché la legge è troppo zelante. Hanno ragione i Doria Pamphilj quando sottolineano che il quadro è di loro proprietà e lo hanno trasferito da un palazzo a un altro di loro proprietà. Però il codice non lascia margine a dubbio: la soprintendenza deve essere informata e deve concedere le autorizzazioni». Che cosa rischia chi ha eventualmente commesso lillecito contestato? «Mi è capitato una volta di assistere a un incidente simile. Un collezionista privato ha prestato unopera per una mostra su Mattia Preti, a Catanzaro. Poi alcuni quadri sono stati trasferiti a Viterbo, per una seconda tappa dellesposizione, ma il proprietario del quadro non ha informato la soprintendenza di questa ulteriore tappa. Risultato: è stato condannato in primo grado a sei mesi, in secondo grado, poi, fu assolto. Una beffa: un collezionista è così gentile da prestare un capolavoro suo e finisce in tribunale. Questa, però, è la legge: lo Stato pretende un controllo sulle opere darte vincolate, per dissuadere chiunque da cattive intenzioni». Lopera di Caravaggio, prima di arrivare a Genova, è stata esposta alle Scuderie del Quirinale: perché non è successo niente in quella sede? «Perché evidentemente è stata data comunicazione del prestito alla mostra romana». La documentazione sulla mostra genovese era stata presentata in soprintendenza a Roma a novembre, dicono i dirigenti del Palazzo del Principe di Genova. «Ecco, infatti. Proprio contestualmente alla richiesta di autorizzazione per il prestito alle Scuderie, sarà stata informata la soprintendenza dellesposizione a Genova. Poi, con il silenzio assenso, non avendo più ricevuto comunicazioni, si sarà pensato che tutta la pratica era a posto». Lei assolve leventuale illecito. «Completamente, anzi se fossi avvocato i Doria Pamhpilj sarebbero tranquilli». Ha senso spostare unopera come "Riposo durante la fuga in Egitto" dalla mostra dei record alle Scuderie, per farla diventare protagonista a Palazzo del Principe a Genova? «Certo. E unoperazione che funziona sempre. Anzi, lho inventata io. Proprio a Genova. Di fronte a una mostra bruttissima su Rubens, ho promesso che avrei regalato a Genova un unico e vero Rubens, la "Natività" del 1608, che venne esposta nel palazzo della Regione. Un successo». Il Palazzo del Principe rischiava la chiusura: con Caravaggio si sta riprendendo, dicono i dirigenti genovesi. «Solo a Genova, che è quasi invisibile, accadono cose assurde come queste: un gioiello internazionale come Palazzo del Principe non viene valorizzato e promosso abbastanza da tutta la città».
GENOVA - Sgarbi assolve i Doria "Legge troppo zelante la mostra è una vetrina"
Vittorio Sgarbi, storico dell'arte, ha difeso i Doria Pamphilj, proprietari del palazzo di Genova dove è stato trasferito il dipinto "Riposo durante la fuga in Egitto" di Caravaggio. Sgarbi sostiene che la legge è troppo zelante e che il quadro è stato trasferito senza le autorizzazioni della soprintendenza. Ha ragione i Doria Pamphilj, che sostengono che il quadro è di loro proprietà e lo hanno trasferito da un palazzo a un altro di loro proprietà. Sgarbi spiega che la soprintendenza deve essere informata e deve concedere le autorizzazioni per il prestito di opere d'arte vincolate.
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