Ledificio del 400, ospedale e poi università, mentre lotta contro il degrado svela indizi sul suo aspetto originale Domani un convegno per fare il punto sui lavori in corso La sovrintendenza: "Interventi urgenti e indispensabili" Pensatela completamente rossa. Di un bel rosso caldo e purpureo. Il passante del Rinascimento doveva rimanere senza fiato di fronte alla mole sanguigna dellantica Ca Granda, che Francesco Sforza immaginò come la risposta milanese allo "Spedale degli Innocenti", sorto nel primo '400 per mano di Brunelleschi. Bene, oggi, il magnifico edificio, sede dellUniversità degli Studi e preso dassalto nel giorni del salone anche per le installazioni di design nei suoi chiostri, è un po sbiadito. Ma i lavori di restauro, appena avviati sulle tre facciate principali, hanno rivelato tracce di questantica cromìa che fanno ipotizzare (saranno le indagini in corso a confermarlo) una colorazione originale uniforme e vivace. Impacchettata come una scatola di biscotti da 200 metri per lato, lUniversità è infatti da pochi mesi al centro di un progetto di recupero sponsorizzato dal gruppo Tmc Pubblicità, che ha già dato i primi frutti. Rivestiti da cartelloni che alternano réclame a illustrazioni in facsimile delle sue belle superfici in cotto, i tre fronti su via Festa del Perdono, sulla basilica di San Nazaro e su via Francesco Sforza sono oggetto di un cantiere complesso. «Le analisi diagnostiche mostrano laccentuato degrado nelle terrecotte delle bifore e negli elementi architettonici in pietra dAngera», dice Marco Gasparoli, direttore tecnico dei lavori che domani interverrà, insieme al soprintendente Alberto Artioli, al rettore dellUniversità Enrico Decleva e a una decina di studiosi e restauratori, a un convegno che fa il punto sui restauri durante la XII Settimana della cultura (ore 9, Sala di rappresentanza). A detta di Artioli le novità non sono buone: «Molti paramenti si presentano in fase di caduta. Loperazione è delicatissima ma indispensabile». Tantè che lUniversità aveva già provveduto di sua iniziativa a inscatolare le colonnine delle bifore per proteggerle in attesa del ripristino. Lunica buona nuova è per ora la scoperta utile ad arricchire la vicenda di uno dei monumenti più importanti di Milano. «Dalle indagini specifica Gasparoli è emersa quella coloritura rossastra che doveva dare uniformità cromatica alla struttura». Leffetto dinsieme si può solo immaginare. Certo è che Francesco Sforza, committente esigente e "stiloso", non a caso amante del rosso (indossava di buon grado cappelli e marsine purpuree), affidò nel 1453 al suo architetto di fiducia, il fiorentino Filerete, la realizzazione di un ospedale che fosse il simbolo del suo governo illuminato e modello di architettura pubblica nel suo sogno di città ideale. La costruzione fu resa possibile grazie a uno speciale giubileo (la Festa del Perdono), il cui ricavato di 8mila lire imperiali fu diviso fra le crociate, ledificazione del Duomo e dellospedale stesso. Che rimase per secoli un esempio unico in Europa: soffitti alti, grandi finestre, canaline nelle stanze dove scorreva lacqua del naviglio e una ghiacciaia per la conservazione dei farmaci. Occultata quando nel 1938 la Ca Granda cessò di accogliere lOspedale Maggiore per ospitare lUniversità, proprio la ghiacciaia, tornata visibile negli ultimi anni, restituisce intatto il fascino dellantico luogo di cura e della sua nobiltà sforzesca.