ROMA Ammonta a 375 mld il valore del patrimonio dello Stato che può essere messo sul mercato. Il Tesoro punta in particolare su 200 mld di crediti. DEBITO E PATRIMONIO quello che si applica a ciascuno dei cittadini. Ma anche tenendo conto di ciò. è vero che ci sono ogni tanto dei mutamenti radicali che comportano altrettanti cambiamenti significativi delle condizioni patrimoniali ottimali. Pensiamo ai due grandi settori nei quali è prevedibile che si concentrino le prossime dismissioni. Da un lato gli immobili; dall'altro i principali servizi pubblici. Per questi ultimi, è evidente che regolamentazione e Antitrust sono i moderni strumenti con cui si garantisce l'interesse del pubblico. Più di quanto si otterrebbe come invece serviva cento anni fa con la proprietà pubblica e relativa gestione diretta. Basta rileggere la legge 103 del 1903, che allora avviò le municipalizzate, per scoprire quanti di quei servizi pubblici sono oggi diventati attività private. Analogo il discorso per gli immobili. Abbiamo ancora tanti centri storici pieni di immobili pubblici vuoti (caserme, carceri, ospedali militari). Il danno che il Paese subisce è ovvio, ed è un multiplo degli interessi sul debito che nel frattempo il Tesoro paga. Valorizzare quegli immobili sarebbe da fare comunque, anche se non ci fosse tanto debito pubblico che conviene ridurre. Ma il discorso può essere ampliato a comprendere tanti altri immobili che lo Stato continua a usare, senza che nessuno ne abbia mai calcolato la convenienza. Anni fa, quando chiedevi i dati sugli immobili del patrimonio pubblico era financo difficile averne l'elenco! Figuriamoci analisi aggiornate sul loro utilizzo ! Sarà questa la volta buona? Il recente aggiornamento dei conti patrimoniali dello Stato italiano si accompagna al rinnovato impegno alla dismissione di una quota significativa di patrimonio pubblico. Ciò servirà a ridurre il debito dello Stato e quindi a rispettare il Patto di stabilità europeo. Cosa che diventerà ancora più importante se come prevedibile la revisione del Patto porterà a dare più importanza allo stock del debito che al deficit annuo, come indicatore dello squilibrio da correggere. Le dismissioni serviranno inoltre a risparmiare un po' di interessi che lo Stato italiano paga sui suoi debiti. Ma soprattutto serviranno a rendere più utile alla crescita del Paese un significativo ammontare di risorse che fintantoché restano in mano pubblica sono ben poco redditizie. A ben guardare, è quest'ultimo il principale criterio che deve guidare le decisioni pubbliche in materia di patrimonio: quante e quali attività conviene siano di proprietà pubblica e quanto il debito corrispondente. Ciascuno di noi fa questi calcoli più volte nella sua vita, quando decide acquisti eo vendite di attività patrimoniali e connesse operazioni finanziarie. L'orizzonte temporale rilevante per un'amministrazione pubblica è di norma più lungo. conveniente. Dismissioni finalizzate a migliorare, nell'interesse dei cittadini, l'uso del patrimonio pubblico sono dunque convenienti da più punti di vista. In altre parole, sarebbero da fare anche se l'Europa non ci chiedesse di ridurre il nostro debito pubblico. La complessità di questi problemi non dev'essere però sottovalutata. Finora non ci sono riusciti tanti Governi, per la semplice ragione che vi sono comunque corposi interessi legati al mantenimento dello status quo.
Vendite di Stato, la volta buona
Il Tesoro italiano punta a mettere sul mercato 200 mld di crediti per ridurre il debito pubblico. Il patrimonio dello Stato vale 375 mld. I servizi pubblici e gli immobili sono i principali settori da valutare per le future dismissioni. La legge 103 del 1903 ha avviato le municipalizzate, ma oggi molti servizi pubblici sono attività private. Gli immobili pubblici sono spesso vuoti e potrebbero essere valorizzati. Il recente aggiornamento dei conti patrimoniali dello Stato italiano prevede la dismissione di una quota significativa di patrimonio pubblico per ridurre il debito e rispettare il Patto di stabilità europeo.
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